venerdì

2007 - 2017 “L’ arte floreale per la liturgia … in rete“



Il portale Arte Floreale per la liturgia… naviga su internet (blog e Facebook)
Uno strumento non solo tecnologico-organizzativo ma soprattutto terapeutico, per far fronte al rifiorire del proprio “io“, proiettandolo in una dimensione liturgico-pastorale e spirituale. Semplice ma articolato in tutti i suoi aspetti: si mostra con un “bagaglio“ fornitissimo di materiale fotografico, germogli di spiritualità come meditazioni, articoli e dispense.
Internet si dimostra una “grande opportunità” per la Chiesa e la sua missione evangelizzatrice, perché esso permette di promuovere,attraverso il vastissimo “sistema” di siti cattolici e pagine sui social network, una “cultura che rispetti la dignità della persona umana e la valorizzi”.Il blog di Arte Floreale per la liturgia è entrato in molte parrocchie, case e associazioni, offrendo un servizio più sistematico, ben organizzato, semplice, intuitivo, che cura le esigenze degli utenti. Tutto ciò è attestato dalle continue comunicazioni che giungono quotidianamente presso la nostra redazione. Questo sito è diventato così familiare che molti dei visitatori lo utilizzano come luogo di incontro in cui scambiarsi pareri tecnici. Tante poi sono le amicizie nate da questo giardino virtuale.Dalla “ semplice visione“ l’ interlocutore passa all’ azione… e così fiorisce la propria chiesa con quella nobiltà d’ animo che sgorga da una propria
intimità con lo Sposo divino… assorbito dal buon profumo di Cristo. L’icona floreale diventa preghiera ed elemento per la contemplazione della comunità riunita intorno all’ altare.Esistono già nella rete, da ogni parte del mondo, innumerevoli fonti di informazione: documenti sulla Chiesa, la sua storia, la sua tradizione, la sua dottrina ed il suo impegno in ogni settore della vita umana. È chiaro che, anche se non potrà mai sostituire l'esperienza profonda di Dio che può offrire solo la vita liturgico- sacramentale della Chiesa, Internet è con Cristo, sostenendo i credenti che in grado certamente di offrire un aiuto nel preparazione comunitaria all'incontro iniziano il cammino di fede.


sabato

dalla segreteria...

Ringraziando il Parroco della Comunità delle parrocchie di Velletri Nord e i Padri Vocazionisti del Convento di Altavilla Silentina per l'ospitalità data ai nostri corsi dopo le belle esperienze di formazione già avviate, e considerate le richieste riguardo all'argomento formazione con questo post intendiamo informarvi di volta in volta riguardo ai nostri corsi. Prossimamente pubblicheremo il modulo di preiscrizione , e il modulo di dichiarazione da compilare per richiedere l'attivazione di nuovi corsi. Se si richiede l'attivazione di un nuovo polo è necessario che la parrocchia che si propone per l'ospitalità contatti tramite messaggio privato alla pagina la nostra equipe.


Meditazione sul Vangelo della XXVI domenica del T.O. anno C 25 settembre 2016 a cura di Don Gaetano Piccolo

A volte è complicato, per chi predica, tradurre per l’uomo contemporaneo quegli aspetti della fede che sembrano incomprensibili o lontani dalla sensibilità moderna.
D’altra parte è strano come quello stesso uomo contemporaneo faccia fatica a pensare a cosa sia, per esempio, l’inferno, quando quotidianamente si lamenta di viverlo.
Meditando su questo testo del Vangelo, mi è venuta in mente perciò la citazione di Bernanos che ho riportato sopra, tratta dal Diario di un curato di campagna. È la storia di un giovane prete che si ritrova in una parrocchia in cui sperimenta una grande ostilità da parte dei parrocchiani e si trova nel mezzo delle beghe familiari dei conti del luogo. Mentre il giovane curato sta parlando dell’inferno alla contessa, sta dando sfogo in realtà all’inferno che lui stesso vive. Il giovane curato è un alcolizzato per tara familiare. Il suo inferno, quello che si porta dentro, è l’isolamento profondo dal mondo, quell’impossibilità di comunicare quello che ti porti dentro, l’impossibilità di confessare il tuo bisogno di essere amato.
curato-di-campagna
Il testo del Vangelo di Luca ci presenta, non a caso, l’inferno come un abisso, una grande distanza. E il Vangelo sembra voler suggerire che quella distanza la scaviamo durante la vita, siamo noi stessi che ci costruiamo l’inferno della solitudine.
Il ricco epulone è l’ennesimo personaggio, dopo i figli del padre misericordioso e l’amministratore scaltro, che si mette a cercare in modo sbagliato il senso della vita. Ancora una volta il Vangelo torna a metterci in guardia contro quella tentazione sottile di sfamare solo noi stessi. Il ricco epulone divora la vita e la trattiene per sé. Siamo tutti esposti a quella voce che continuamente ci esorta a pensare prima di tutto a noi stessi:pensa prima a te! Salvati! Perfino Cristo, sulla croce, sente quella stessa tentazione.
Il ricco epulone non ha nome. È già nell’inferno, perché se non hai un nome non puoi essere chiamato: il ricco vive già nel suo isolamento. Neanche Dio ha un nome per lui.
Nel linguaggio evangelico, la ricchezza è il contrario del dono: se sei ricco vuol dire che non hai donato. Il ricco epulone è uno stile di vita: si vestiva e si dava a lauti banchetti. Nel Vangelo di Matteo, al contrario, Gesù invita a non preoccuparsi di quello che indosserete e di quello che mangerete. Vestirsi e mangiare sono le nostre grandi preoccupazioni: preoccuparsi per il vestito vuol dire preoccuparsi dell’immagine che devo dare agli altri, vuol dire preoccuparsi del giudizio che gli altri hanno su di me. Per questo ogni giorno ci affatichiamo nel cercare la maschera giusta per compiacere il mondo senza mostrare mai il nostro vero volto. Siamo preoccupati di cosa mangeremo, perché non ci fidiamo del mondo e pensiamo sempre di dover andare a caccia per conquistarci le nostre prede.
Il ricco epulone è proprio il contrario dell’immagine di Cristo: se il ricco si veste, Cristo si spoglia della sua uguaglianza con Dio, se il ricco si dava a lauti banchetti, Cristo dona il suo corpo come cibo.
È dunque la preoccupazione per se stessi che pian piano scava l’abisso che ci separa dagli altri e da Dio.
A differenza del ricco epulone, Lazzaro, il cui nome significa “Dio aiuta”, è colui che vive la beatitudine della mancanza. Lazzaro desiderava sfamarsi: la sua fame lo spinge a non smettere di desiderare. Lazzaro cerca, è aperto alla vita. E infatti Dio ha per lui un nome. Lazzaro non è isolato perché non è sazio, ha inevitabilmente bisogno di un altro, non basta a se stesso.
Quella stessa terra a cui si è attaccato, diventa invece per il ricco la sua tomba: fu sepolto. Quella terra, a cui si è attaccato gelosamente, gli cade addosso. L’inferno ce lo costruiamo durante la vita quando ci chiudiamo dentro le nostre torri d’avorio, quando ci attacchiamo alle nostre sicurezze, ai nostri ruoli, quando ci difendiamo dietro quell’immagine diventata ormai una gabbia.
Come l’amministratore disonesto era chiamato improvvisamente dalla vita a rendere conto, così anche per il ricco epulone c’è un momento in cui vede: la vita ci offre sempre generosamente l’occasione di vedere dove siamo. Vedere è il verbo della responsabilità perché ci permette di ri-decidere della nostra vita. Come sto cercando di dare senso alla mia vita? Prendendo e trattenendo per me oppure ho ancora il coraggio di chiedere da mangiare?
Come per il ricco epulone, così anche per noi, solo Mosè e i profeti possono risvegliarci dai nostri riposini postprandiali:Mosè e i profeti indicano la Parola di Dio nel suo insieme. Fin dal mattino la Parola ci scuote e ci distoglie da quella quotidiana preoccupazione di cercare l’abito giusto o di chiuderci da soli nei depositi delle nostre sicurezze.

Leggersi dentro

–          Sperimenti anche tu tempi di isolamento? In che modo cerchi di uscirne?
–          In che modo stai cercando di dare senso alla tua vita?

Vangelo di domenica 25 settembre 2016 – Lc 16, 19-31


Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù disse ai farisei:
«C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe.
Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: “Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma”.
Ma Abramo rispose: “Figlio, ricòrdati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi”.
E quello replicò: “Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento”. Ma Abramo rispose: “Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro”. E lui replicò: “No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno”. Abramo rispose: “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti”».

dalla segreteria...

Carissimi ,come vi avevamo preannunciato all'inizio delle vacanze estive , abbiamo riorganizzato i contenuti delle nostre pagine facebook per rendere il nostro servizio più snello e fruibile con più facilità. Nell'immagine allegata al post avete il promemoria di come e dove trovare il materiale a voi necessario. Sperando di avervi reso un servizio utile auguriamo a tutti un Buon inizio di anno Pastorale. L'equipe di Arte floreale per la Liturgia



giovedì

Solennità del Corpo e Sangue di Cristo ( a cura di Don Danilo Priori )

Lc 9,11-17

11Ma le folle vennero a saperlo e lo seguirono. Egli le accolse e prese a parlare loro del regno di Dio e a guarire quanti avevano bisogno di cure.
12Il giorno cominciava a declinare e i Dodici gli si avvicinarono dicendo: «Congeda la folla perché vada nei villaggi e nelle campagne dei dintorni, per alloggiare e trovare cibo: qui siamo in una zona deserta». 13Gesù disse loro: «Voi stessi date loro da mangiare». Ma essi risposero: «Non abbiamo che cinque pani e due pesci, a meno che non andiamo noi a comprare viveri per tutta questa gente». 14C’erano infatti circa cinquemila uomini. Egli disse ai suoi discepoli: «Fateli sedere a gruppi di cinquanta circa». 15Fecero così e li fecero sedere tutti quanti. 16Egli prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò su di essi la benedizione, li spezzò e li dava ai discepoli perché li distribuissero alla folla. 17Tutti mangiarono a sazietà e furono portati via i pezzi loro avanzati: dodici ceste.




Ecco il pane degli angeli,

pane dei pellegrini,
vero pane dei figli:
non dev’essere gettato.

Con i simboli è annunziato,
in Isacco dato a morte,
nell'agnello della Pasqua,
nella manna data ai padri.

Buon pastore, vero pane,
o Gesù, pietà di noi:
nutrici e difendici,
portaci ai beni eterni
nella terra dei viventi.

Tu che tutto sai e puoi,
che ci nutri sulla terra,
conduci i tuoi fratelli
alla tavola del cielo
nella gioia dei tuoi santi.


lunedì

SOLENNITA' della SS. TRINITA'

  Il colore liturgico della Solennità della Santissima Trinità è il bianco.
I lilium, nella loro bellezza, candore e meraviglia, ci rimandano 
alla bellezza di Dio Trinità, cioè alla bellezza del suo Amore, che viene riversato su di noi ad ogni istante,
con tenerezza, benedizione e misericordia.
Compito nostro è accogliere e crescere in questo Amore, che diventa crescere nella gioia, nella vita, 
diventa crescere nel dono di noi stessi e realizzare, giorno dopo giorno,
il progetto sorprendente che Dio ha su di ciascuno di noi.



domenica

Solennità SS. Trinità ( Par Fr. DidierTamié )

Dal vangelo secondo Giovanni  16, 12-15
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso.
Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà.
Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».

Solennità di Pentecoste

Padre, nel Nome di Gesù, donaci il tuo Spirito.
“Vieni, o Spirito, dai quattro venti e soffia su chi non ha vita. Vieni, o Santo Spirito, soffia su di noi perché anche noi riviviamo”. Spirito di Dio, vieni! Accendi nei nostri cuori il fuoco del tuo amore, perché impariamo ad amare come Tu ami.
La composizione floreale
Il colore liturgico proprio della solennità di Pentecoste è il rosso, il quale simboleggia l'amore, la passione, il desiderio delle cose di Dio. La composizione preparata con fiori rossi: amarilli e gladioli insieme a foglie di palma Chamaerops e rami di asparagus, richiama la forma concava che dice attesa, invocazione e supplica. L'apertura verso l'alto e il vuoto, vogliono indicare l'attesa, il desiderio ardente di ricevere lo Spirito di Dio: Luce delle nostre menti, Soffio sottile e respiro di vita, Fuoco ardente che divampa e avvolge: Amore che ci abita e ci salva.
a cura di Suor Maria Giorgia Mana

sabato

La Prima Comunione dei nostri fanciulli

E’ un momento di grande importanza in quanto si tratta del primo grande incontro con Gesù vivo e vero , che si fa Pane di vita per noi. Un momento di intimità e di gioia , il quale non deve essere banalizzato da ciò che può disturbare o distrarre. Il colore liturgico proprio di questo rito è il bianco nel suo significato di luce , di festa, di santità e purezza. La fioritura che si realizza per la Prima Comunione nei diversi luoghi liturgici deve trasmettere un senso di unità. Cioè ciascuna composizione guarda e tende verso l’ altra, in una circolarità che coinvolge l’ intera assemblea e i diversi luoghi dell’ aula liturgica, sottolineando l’ importanza di ciascuno. I principali luoghi da fiorire saranno allora: la porta, l’ ambone, l’ altare, la croce e la presidenza. Il materiale da utilizzare: tralci di vite ed edera, peonie : sono fiori particolarmente belli e profumati, rose bianche , gladioli bianchi: la loro forma allungata tende verso l’ alto, gigli bianchi : richiamo alla veste bianca del battesimo. Nel Cantico dei cantici la sposa viene spesso identificata con il giglio, pittosporo variegato, tuya, anthurium, felce, lysianthus, asparagina: questi elementi completano le composizioni, inoltre anfore e giare. L’ abbraccio dei tralci di vite e di edera riecheggiano le parole di Gesù: “ Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla” (Gv 15,5). Nella visione d’insieme la composizione, armonica, ordinata, elegante e misurata, richiama, con la bellezza della natura, alla volontà di essere fedeli e corrispondere all’ amore infinito , smisurato e gratuito del Signore. Egli in ogni celebrazione eucaristica mostra la sua fedeltà e ci unisce nella comunione con lui e tra noi in un vincolo nuziale che non si spezza più e ci dona vita in abbondanza, per saziarci ed essere fonte della nostra gioia. La celebrazione sia preparata con cura, si svolga con decoro. Si tratta di un’ esperienza forte, che può lasciare una traccia profonda nell’ animo dei fanciulli. Perciò, anche i segni della festa siano sobri , non eccessivi. Se i fanciulli percepiscono che l’ attenzione ( dei genitori a casa e dei catechisti in chiesa ) è concentrata sugli aspetti esteriori e consumistici , si radicheranno nella convinzione che i sacramenti sono soprattutto o solamente “ belle cerimonie”. La presentazione dei doni non sia una sfilata folkloristica di tante persone; i doni siano veri , cioè servano per la celebrazione ( ostie, vino, acqua, fiori, olio) e per la carità, senza ricorrere a oggetti stravaganti ( palloni, mattoni, magliette). La Messa di Prima Comunione si celebra all’ altare consueto della chiesa: è espressamente vietato disporre tavoli – altari diversi. Nobile semplicità , gusto e bellezza ! Buona fioritura e buon ministero …

Domenica di Pentecoste a cura di Suor Maria Giorgia Mana

Spirito di Dio scendi su di noi!



O Dio, che nel mistero della Pentecoste santifichi la tua Chiesa in ogni popolo e nazione,
diffondi i doni dello Spirito Santo fino ai confini della terra e continua oggi nella comunità
dei credenti, i prodigi che hai operato agli inizi della predicazione del Vangelo. (Dalla Liturgia)






mercoledì

Consegna attestati