giovedì

Concorso Corona d'Avvento Edizione del Decennale

Con oggi 8 Dicembre si chiude la prima fase del concorso Corona d'Avvento 2016 Edizione Decennale . La giuria tecnica ha esaminato le corone in Concorso e scelto quale premiare .
Domani in giornata pubblicheremo i risultati della decisione presa. Per ora giungano a tutti i partecipanti il ringraziamento per la partecipazione e il plauso per il servizio che svolgono a favore della Liturgia e dei fratelli che è al di sopra di ogni concorso e riconoscimento

domenica

Speciale Avvento 2016

Con oggi inizia un nuovo Anno Liturgico , ci troviamo alla prima Domenica d'Avvento e desideriamo proporvi quattro meditazioni una per ogni domenica per camminare insieme verso la  festa del Natale del Signore .
Ogni settimana questo post sarà aggiornato con la meditazione sul brano Evangelico a voi tutti auguriamo un Buon Cammino d' Avvento.
L'Equipe di Arte Floreale per la Liturgia.

Per leggere la meditazione aprire l'Immagine cliccandoci su.





PER CELEBRARE LA SOLENNITA' DI CRISTO RE DELL'UNIVERSO



La solennità di Cristo Re (34a domenica), posta al termine dell’Anno liturgico, mette meglio in luce il suo contenuto escatologico. Tutta la liturgia di questa solennità mostra l’Agnello di Dio che, con la sua esaltazione sulla croce, ha riunito tutti i popoli in una sola famiglia e in
un solo corpo.


La contemplazione della croce, oggi, rende visibile il brano evangelico che riporta la promessa di Gesù: «Oggi con me sarai nel Paradiso» (Lc 23,43).

La croce sia dunque illuminata, incensata, ornata di fiori... dinanzi alle nostre assemblee, perché la Parola che ascoltiamo sia anche veduta a garanzia del fatto che essa è un evento che accade qui e ora, per noi.

(E. Viviano, "La Vita in Cristo e nella Chiesa", n. 9/2016, p. 19)

lunedì

Si è tenuto ieri 13-Novembre-2016 l'incontro del Gruppo di Arte Floreale di Velletri guidato da don Danilo Priori dell'Equipe di Arte Floreale per la Liturgia . 

Nella lezione pratica del corso, è stato sviluppato l'Argomento dell'Avvento, considerata l'imminenza del suo inizio. e di conseguenza nei laboratori pratici sono state realizzate la fioritura della Corona d'Avvento e delle fioriture free style a tema Natalizio. 




























martedì

Fiorire la festa di Tutti i Santi e la Commemorazione dei fedeli Defunti





"Rallegratevi ed esultate, la vostra ricompensa è grande nei cieli! Mt 5, 1-12a

Il 1° di novembre è un giorno festivo in Italia. Si celebra la festa cristiana di Ognissanti,
anche conosciuta come "Tutti i santi",

Le origini di Ognissanti e cosa simboleggia questa festa per la Cristianità



Troviamo le prime tracce di questa ricorrenza cristiana già durante il IV secolo d.C., sebbene all'epoca la ricorrenza cadesse in primavera e non nel tardo autunno come avviene oggi. La festa di Tutti i Santi, esattamente come il nome suggerisce, commemora tutti i santi della storia della cristianità. Il 1° di novembre di ogni anno, si commemora il ricordo delle loro vite e dei loro martirii, ovvero si ricorda quanto importanti siano stati i loro sacrifici e i loro gesti per la storia cristiana.Fu papa Gregorio IV, nell'835 d.C., a richiedere espressamente all'allora re franco Luigi il Pio di ufficializzare questa celebrazione come festa di precetto e fissare la sua data il 1° di novembre di ogni anno. Cosa che effettivamente accadde ed è rimasta tuttora invariata, nonostante siano trascorsi più di mille anni. il giorno successivo al 1° di novembre, vale a dire il 2 novembre, in Italia si celebra la festa dei defunti, nota anche come Giorno dei Morti, in cui i fedeli cristiani commemorano i cari che non ci sono più. 



La festa cade nella stagione autunnale che in natura precede il periodo 
di riposo dell’inverno e che offre nella vegetazione una gamma di colori giallo, rosso, oro arancio .
La composizione liturgica può essere leggera , sottile, luminosa. Si suggerisce di usare :
Fogliame con i colori cangianti, faggio, castagno, vegelia, forsizia, alchechengio
Crisantemi,
frutti autunnali

Possiamo anche aggiungere alla composizione candele la cui luce rafforzerà la luminosità desiderata nella composizione ed evocherà la liturgia eterna che iniziamo a celebrare sulla terra.








Per la realizzazione della fioritura è bello rendere l'idea della "grande folla" e la gioia delle Beatitudini. Pertanto sono indicati i colori chiari come il bianco, e giallo per "gioia".
E’ opportuno disporre la composizione in verticale e disporre delle candele perché simboleggiano la luce, la vita, i beati.













ESEMPIO DI COMPOSIZIONE REALIZZATA DA DANIELA CANARDI
DIOCESI DI TORINO



« Del Signore è la terra e quanto contiene, l’universo e i suoi abitanti. » (sal 24,1)




Realizzata su due piani, la composizione doppia si fonde a formarne una sola. In primo piano, accanto all’ambone, la luce dei lunghi ceri richiama la santità di Dio, il solo Santo da cui provengono tutti i doni, simboleggiati dai frutti della stagione: la zucca e il mais ravvivati da rami di edera, ruscus, eucalipto e da foglie di aspidistra. Più indietro, un tronco ospita un fascio di lunghi steli di mais rallegrati dai girasoli. La scelta di vegetali così semplici non è casuale, ma piuttosto un tentativo di utilizzare le ricchezze che ogni stagione offre, persino l’autunno con i colori luminosi delle foglie, la varietà delle bacche e dei frutti che possono essere preziosi per realizzare una composizione.












Accanto all’altare, una composizione di soli fiori bianchi, modellata per simulare il cammino dei santi, il popolo di Dio. Sono stati utilizzati: sancarlini, foglie di aspidistra e ruscus. 

sabato

XXVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C)

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, gli apostoli dissero al Signore: «Accresci in noi la fede!».
Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: “Sràdicati e vai a piantarti nel mare”, ed esso vi obbedirebbe.
Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: “Vieni subito e mettiti a tavola”? Non gli dirà piuttosto: “Prepara da mangiare, stríngiti le vesti ai fianchi e sérvimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu”? Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti?
Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”».

Meditazione sul Vangelo della XXVII domenica del T.O. anno C 2 ottobre 2016 Lc 17,5-10 a cura di Don Gaetano Piccolo

Qualche settimana fa ero ospite in una casa di suore che gestiscono una scuola. Mentre mi preparavo ad andar via, mi sono accorto che avevo incrociato l’orario in cui i bambini entravano a scuola. Sono rimasto colpito dalla drammaticità del saluto con cui i genitori si congedavano dai piccoli, come se i figli dovessero partire per un’impresa ardua e incerta. Ho avuto l’impressione che mentre i bambini non vedevano l’ora di staccarsi per stare con i propri compagni, erano in realtà i genitori a soffrire per quel distacco. Non ho potuto fare a meno di pensare alla mia infanzia, quando non era neppure pensabile che i miei genitori mi accompagnassero a scuola. In questa cultura del bambino principe, mi sono chiesto quale messaggio gli adulti trasmettano in questo modo ai bambini. Guardando quella scena quel giorno, immaginavo frasi non dette del tipo: là fuori c’è qualcuno che può farti del male! Solo con me sarai felice! Io ti proteggo contro questo mondo infido!
Quale fiducia nel mondo potrà avere un bambino che cresce con questo messaggio quotidiano trasmesso tra l’altro con un coinvolgimento affettivo così forte?
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Sì, penso che la nostra disponibilità a fidarci del mondo la impariamo da piccoli. Molto dipende dai messaggi che ci sono stati consegnati. Certo, abbiamo sempre la possibilità di dire a noi stessi: quelle erano le paure dei miei genitori, non le mie!
Prima o poi ci accorgiamo di questa diffidenza che ci abita e inevitabilmente quella diffidenza contamina anche la vita spirituale: finiamo così per non fidarci neppure di Dio! La fiducia è un modo di vivere. Mi sembra perciò che non a caso queste parole di Gesù si trovino proprio dopo quel campionario di personaggi che il Vangelo di Luca ci ha presentato fin qui in questi capitoli: i figli del padre misericordioso, l’amministratore scaltro, il ricco epulone…sono tutte persone che non si fidano, e quando non ti fidi, ti chiudi, pensi a te, difendi quello che hai, ti nascondi, badi alle tue cose.
Chi si fida, invece, si consegna, affronta il mondo con un atteggiamento di gratuita benevolenza, guarda l’altro – per usare l’espressione di C. Rogers – con uno sguardo incondizionatamente positivo. Chi si fida accetta di essere deluso. La fede è una consegna non ingenua, ma certamente onesta. Mi fido se accetto di essere aiutato, se riconosco che non basto a me stesso. Il ricco epulone non potrà mai fidarsi, perché è pieno di sé, non si accorge neanche che c’è un altro!
Chi si sente potente e ricco non si fida: ha solo l’ansia di controllare e di difendere. Colui che serve la vita non può che fidarsi, perché deve aspettare che la vita gli metta davanti il cibo e gli permetta di vivere. È il servo inutile che è capace di fidarsi. Qui inutile vuol dire che serve gratuitamente, senza utile, senza essere pagato, serve senza fini di lucro. Il servo, che serve e basta, è l’uomo che si fida, che affronta la vita nella certezza che il pane arriverà.
Gesù mette in guardia quei servi che nella comunità non si ritenevano inutili, ma necessari, quei servi che pretendono di essere pagati, quei servi che stavano trasformando l’occasione di servire in occasione di potere. Probabilmente il Vangelo si riferisce a coloro che all’interno della comunità avevano cominciato a vivere il loro ruolo come esercizio di potere sugli altri: arare e pascolare sono due verbi che sembrano richiamare attività apostoliche, arare è gettare il seme, quindi evangelizzare, portare il seme della parola; pascolare vuol dire prendersi cura del gregge, accompagnare la comunità. Arare epascolare richiamano dunque l’attività del predicare e del governare. Spesso chi si ritrova a vivere questi ruoli, viene preso dalla paura, gli altri diventano dei mostri, e non riesce più a fidarsi.
Proprio perché la fiducia è un modo di affrontare la vita non può essere accresciuta: o ti fidi o non ti fidi. È un modo di vivere. Chi pensa di poter accrescere la sua fede, come i discepoli di questo passo del Vangelo, ha una visione economica della vita. La fiducia però si sottrae alla logica del miglioramento, dell’avanzamento, dell’investimento. La fiducia è un modo di vivere la relazione con il mondo: nelle relazioni o ci si consegna o ci si sottrae. Ma la fiducia è l’unico modo per guarire le relazioni spezzate: sul lago di Tiberiade, Gesù ridona fiducia a Pietro traditore.
Quando abbiamo un’immagine mostruosa del mondo, quando abbiamo la sensazione che tutti ce l’abbiano con noi, sarà difficile fidarsi. Ma lo stesso avviene anche nella relazione con Dio: se Dio ci sembra un padrone, un giudice, un distributore enigmatico di beni e di mali, difficilmente saremo disposti a fidarci.
Se continuiamo a sentire quell’abbraccio soffocante che ci trasmette la sfiducia nel mondo, possiamo sempre liberarcene delicatamente, dicendo a noi stessi e agli altri che certamente torneremo sani e salvi da questa nuova giornata nel mondo.

Leggersi dentro

–          Sei una persona che si fida o sei per lo più diffidente?
–          Quali sono i motivi principali per cui fai fatica a fidarti?

venerdì

2007 - 2017 “L’ arte floreale per la liturgia … in rete“



Il portale Arte Floreale per la liturgia… naviga su internet (blog e Facebook)
Uno strumento non solo tecnologico-organizzativo ma soprattutto terapeutico, per far fronte al rifiorire del proprio “io“, proiettandolo in una dimensione liturgico-pastorale e spirituale. Semplice ma articolato in tutti i suoi aspetti: si mostra con un “bagaglio“ fornitissimo di materiale fotografico, germogli di spiritualità come meditazioni, articoli e dispense.
Internet si dimostra una “grande opportunità” per la Chiesa e la sua missione evangelizzatrice, perché esso permette di promuovere,attraverso il vastissimo “sistema” di siti cattolici e pagine sui social network, una “cultura che rispetti la dignità della persona umana e la valorizzi”.Il blog di Arte Floreale per la liturgia è entrato in molte parrocchie, case e associazioni, offrendo un servizio più sistematico, ben organizzato, semplice, intuitivo, che cura le esigenze degli utenti. Tutto ciò è attestato dalle continue comunicazioni che giungono quotidianamente presso la nostra redazione. Questo sito è diventato così familiare che molti dei visitatori lo utilizzano come luogo di incontro in cui scambiarsi pareri tecnici. Tante poi sono le amicizie nate da questo giardino virtuale.Dalla “ semplice visione“ l’ interlocutore passa all’ azione… e così fiorisce la propria chiesa con quella nobiltà d’ animo che sgorga da una propria
intimità con lo Sposo divino… assorbito dal buon profumo di Cristo. L’icona floreale diventa preghiera ed elemento per la contemplazione della comunità riunita intorno all’ altare.Esistono già nella rete, da ogni parte del mondo, innumerevoli fonti di informazione: documenti sulla Chiesa, la sua storia, la sua tradizione, la sua dottrina ed il suo impegno in ogni settore della vita umana. È chiaro che, anche se non potrà mai sostituire l'esperienza profonda di Dio che può offrire solo la vita liturgico- sacramentale della Chiesa, Internet è con Cristo, sostenendo i credenti che in grado certamente di offrire un aiuto nel preparazione comunitaria all'incontro iniziano il cammino di fede.


sabato

dalla segreteria...

Ringraziando il Parroco della Comunità delle parrocchie di Velletri Nord e i Padri Vocazionisti del Convento di Altavilla Silentina per l'ospitalità data ai nostri corsi dopo le belle esperienze di formazione già avviate, e considerate le richieste riguardo all'argomento formazione con questo post intendiamo informarvi di volta in volta riguardo ai nostri corsi. Prossimamente pubblicheremo il modulo di preiscrizione , e il modulo di dichiarazione da compilare per richiedere l'attivazione di nuovi corsi. Se si richiede l'attivazione di un nuovo polo è necessario che la parrocchia che si propone per l'ospitalità contatti tramite messaggio privato alla pagina la nostra equipe.


Meditazione sul Vangelo della XXVI domenica del T.O. anno C 25 settembre 2016 a cura di Don Gaetano Piccolo

A volte è complicato, per chi predica, tradurre per l’uomo contemporaneo quegli aspetti della fede che sembrano incomprensibili o lontani dalla sensibilità moderna.
D’altra parte è strano come quello stesso uomo contemporaneo faccia fatica a pensare a cosa sia, per esempio, l’inferno, quando quotidianamente si lamenta di viverlo.
Meditando su questo testo del Vangelo, mi è venuta in mente perciò la citazione di Bernanos che ho riportato sopra, tratta dal Diario di un curato di campagna. È la storia di un giovane prete che si ritrova in una parrocchia in cui sperimenta una grande ostilità da parte dei parrocchiani e si trova nel mezzo delle beghe familiari dei conti del luogo. Mentre il giovane curato sta parlando dell’inferno alla contessa, sta dando sfogo in realtà all’inferno che lui stesso vive. Il giovane curato è un alcolizzato per tara familiare. Il suo inferno, quello che si porta dentro, è l’isolamento profondo dal mondo, quell’impossibilità di comunicare quello che ti porti dentro, l’impossibilità di confessare il tuo bisogno di essere amato.
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Il testo del Vangelo di Luca ci presenta, non a caso, l’inferno come un abisso, una grande distanza. E il Vangelo sembra voler suggerire che quella distanza la scaviamo durante la vita, siamo noi stessi che ci costruiamo l’inferno della solitudine.
Il ricco epulone è l’ennesimo personaggio, dopo i figli del padre misericordioso e l’amministratore scaltro, che si mette a cercare in modo sbagliato il senso della vita. Ancora una volta il Vangelo torna a metterci in guardia contro quella tentazione sottile di sfamare solo noi stessi. Il ricco epulone divora la vita e la trattiene per sé. Siamo tutti esposti a quella voce che continuamente ci esorta a pensare prima di tutto a noi stessi:pensa prima a te! Salvati! Perfino Cristo, sulla croce, sente quella stessa tentazione.
Il ricco epulone non ha nome. È già nell’inferno, perché se non hai un nome non puoi essere chiamato: il ricco vive già nel suo isolamento. Neanche Dio ha un nome per lui.
Nel linguaggio evangelico, la ricchezza è il contrario del dono: se sei ricco vuol dire che non hai donato. Il ricco epulone è uno stile di vita: si vestiva e si dava a lauti banchetti. Nel Vangelo di Matteo, al contrario, Gesù invita a non preoccuparsi di quello che indosserete e di quello che mangerete. Vestirsi e mangiare sono le nostre grandi preoccupazioni: preoccuparsi per il vestito vuol dire preoccuparsi dell’immagine che devo dare agli altri, vuol dire preoccuparsi del giudizio che gli altri hanno su di me. Per questo ogni giorno ci affatichiamo nel cercare la maschera giusta per compiacere il mondo senza mostrare mai il nostro vero volto. Siamo preoccupati di cosa mangeremo, perché non ci fidiamo del mondo e pensiamo sempre di dover andare a caccia per conquistarci le nostre prede.
Il ricco epulone è proprio il contrario dell’immagine di Cristo: se il ricco si veste, Cristo si spoglia della sua uguaglianza con Dio, se il ricco si dava a lauti banchetti, Cristo dona il suo corpo come cibo.
È dunque la preoccupazione per se stessi che pian piano scava l’abisso che ci separa dagli altri e da Dio.
A differenza del ricco epulone, Lazzaro, il cui nome significa “Dio aiuta”, è colui che vive la beatitudine della mancanza. Lazzaro desiderava sfamarsi: la sua fame lo spinge a non smettere di desiderare. Lazzaro cerca, è aperto alla vita. E infatti Dio ha per lui un nome. Lazzaro non è isolato perché non è sazio, ha inevitabilmente bisogno di un altro, non basta a se stesso.
Quella stessa terra a cui si è attaccato, diventa invece per il ricco la sua tomba: fu sepolto. Quella terra, a cui si è attaccato gelosamente, gli cade addosso. L’inferno ce lo costruiamo durante la vita quando ci chiudiamo dentro le nostre torri d’avorio, quando ci attacchiamo alle nostre sicurezze, ai nostri ruoli, quando ci difendiamo dietro quell’immagine diventata ormai una gabbia.
Come l’amministratore disonesto era chiamato improvvisamente dalla vita a rendere conto, così anche per il ricco epulone c’è un momento in cui vede: la vita ci offre sempre generosamente l’occasione di vedere dove siamo. Vedere è il verbo della responsabilità perché ci permette di ri-decidere della nostra vita. Come sto cercando di dare senso alla mia vita? Prendendo e trattenendo per me oppure ho ancora il coraggio di chiedere da mangiare?
Come per il ricco epulone, così anche per noi, solo Mosè e i profeti possono risvegliarci dai nostri riposini postprandiali:Mosè e i profeti indicano la Parola di Dio nel suo insieme. Fin dal mattino la Parola ci scuote e ci distoglie da quella quotidiana preoccupazione di cercare l’abito giusto o di chiuderci da soli nei depositi delle nostre sicurezze.

Leggersi dentro

–          Sperimenti anche tu tempi di isolamento? In che modo cerchi di uscirne?
–          In che modo stai cercando di dare senso alla tua vita?

Vangelo di domenica 25 settembre 2016 – Lc 16, 19-31


Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù disse ai farisei:
«C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe.
Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: “Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma”.
Ma Abramo rispose: “Figlio, ricòrdati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi”.
E quello replicò: “Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento”. Ma Abramo rispose: “Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro”. E lui replicò: “No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno”. Abramo rispose: “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti”».

dalla segreteria...

Carissimi ,come vi avevamo preannunciato all'inizio delle vacanze estive , abbiamo riorganizzato i contenuti delle nostre pagine facebook per rendere il nostro servizio più snello e fruibile con più facilità. Nell'immagine allegata al post avete il promemoria di come e dove trovare il materiale a voi necessario. Sperando di avervi reso un servizio utile auguriamo a tutti un Buon inizio di anno Pastorale. L'equipe di Arte floreale per la Liturgia