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La Fioritura Liturgica in autunno





Ci troviamo nella stagione autunnale, è il momento delle foglie che seccano e cadono in un vortice di colori dai toni del ruggine, arancio, marrone, oro. I loro toni dorati e caldi sostituiscono i colori brillanti dell'estate.
Abbondano le fioriture del crisantemo bianco giallo arancio dorato con fiori doppi e singoli.
Nella gamma dei gialli troviamo i rudbeckia e la coreopsis, immergendo gli steli di quest'ultima in acqua bollente resterà fiorita più a lungo.
Nella gamma dei rosso e arancione troviamo l'amaranto, l'alkenkengi meglio conosciuto sotto il nome di physalis.
Il fogliame dell’ortensia assume bellissime tonalità di carminio e le infiorescenze divengono di un bel verde marcio.
E’ questa una stagione ornata di foglie dalle bellissime sfumature ed è davvero il momento di usarle nelle nostre fioriture anche senza fiori, perché il fogliame è sufficiente in sé per la varietà delle tonalità. Ogni albero o arbusto assume un colore diverso il giallo del faggio non è quello del castagno. La quercia può dare anche tonalità di rosso.
Se volete fioriture in movimento quasi danzanti usate la forsizia che cresce in tutte le nostre regioni e per individuare il punto focale è utile disporre rami di castagno.
Il pepe rosso o giallo e il mais portano una nota fresca e insolita nelle fioriture e nelle verticalizzazioni è utilissima l’erba della pampa. Poi ci sono i sempreverdi come l’alloro o la camelia o anche il pitosforo che hanno sempre la loro utilità. Ci sono anche arbusti particolarmente decorativi come la dogwood che mostra i suoi rami rossi o gialli.
Nelle fioriture autunnali si possono usare ottenendo risultati equilibrati cesti di vimini , contenitori di terracotta o stagno e naturalmente i ceppi e le cortecce sempre diversi nella loro forma e consistenza.
In autunno cade la grande festa del Giorno dei Santi, festa di tutti i santi, festa nella bisogna curare che la fioritura sia a posto e nel posto giusto .
Il crisantemo in questo periodo dell'anno è all'apice della sua fioritura, basterà armonizzare questo fiore agli elementi sopra descritti per ottenere una fioritura liturgica in sintonia con il creato a che guidi l’assemblea a rendere lode al Creatore.

©Arte floreale per la liturgia

domenica




Per quasi mezzo secolo il rinnovamento della liturgia e l'accelerata condivisione delle culture hanno dato origine a una nuova arte floreale liturgica. La composizione floreale è diventata un vero attore della celebrazione. Deve dare la sua nota giusta - e solo la sua nota! - nella sinfonia dei segni che sono tutti al servizio dell'incontro: unione con Dio e comunione fraterna.
Molte sono le possibibilità di fiorire nella liturgia cristiana: bouquet benvenuto, decorazione festiva, valorizzazione della croce ... Tutti sono lì per consentire a Dio di manifestare la sua presenza e di celebrare l'Alleanza. Ma la composizione floreale essenziale, la chiamo "composizione eucaristica". È in diretta connessione con l'ambone della Parola o con la Mensa Eucaristica. È lì per invitarci a riconoscere il dono di Dio e ad entrare nel movimento della vita dello Spirito, un incessante movimento di benvenuto e dono: per ricevere la grazia e per rendere grazie. La composizione floreale è un servitore di contemplazione, naturalmente durante la celebrazione, ma anche in ogni momento nello spazio silenzioso del santuario ....
E se la liturgia ci rende contemporanei dell'evento di salvezza, questo vale anche per ogni momento di meditazione nell'orazione del cuore. Quindi, quello che dico sul "bouquet Eucaristico" è valido anche per il bouquet del mio "angolo della preghiera" .


È sempre una questione di raccogliere con amore l'alito della creazione e di trasmetterlo con umiltà ... offrire in cambio la creazione al Creatore e ai suoi amati figli, trasfigurandola - è Dio che, nella sua bontà, ci dà per ingrandire la sua creazione. Trasfigurare non è sconvolgere , ma portare fuori la bellezza e rendere il messaggio della vita, dell'amore, della gratuità ... sentito. capace di evangelizzarci profondamente in noi stessi. Ecco perché la "composizione floreale eucaristica" sarà sempre un giardino - un giardino, è la natura benvenuta e trasfigurata - un giardino liturgico, un
giardino dell'Epifania dove Dio potrà manifestarsi, dove possiamo riconoscerlo, dove Dio sarà in grado di manifestarsi, dove possiamo riconoscerlo, dove possiamo sentire il suo "ti amo" e dove possiamo dirgli il nostro "ti amo" e dove si può offrire a noi e dove possiamo offrire a lui ... e dove possiamo anche vivere la comunione tra di noi .... Simone Weil ha affermato che "la bellezza è il sacramento del sorriso di Dio", così quanto più questo giardino liturgico ha una densità sacramentale! Un giardino che ha tutta la bellezza del paradiso terrestre, ma è stato trasfigurato ... per inaugurare il paradiso che viene, facendoci già respirare il suo profumo di eternità ...Un giardino in cui ci si sente bene, felice, rinnovato, come un bambino e in pienezza, un giardino in cui si possono raccogliere bellezze, ma anche bontà e verità, un giardino di meraviglia. Un giardino per dire: "Oh! " ...che aprirà la porta al giardino, alla soglia del silenzio, che sola può farci stare lì ...
Ogni artista - sia creativo che semplicemente contemplativo come tutti noi - ha fatto un giorno questa esperienza,, questo battesimo di lacrime di meraviglia poichè egli stesso puo dedicarsi al ministero della bellezza.Un giorno, si inizia a piangere di fronte a questa bellezza effimera attraverso la quale si manifesta la bellezza eterna. Questa esperienza è opera dello Spirito Santo che illumina i nostri occhi interiori per farci vedere l'invisibile nel visibile, ma è anche causata dall'intensità della bellezza che si contempla ...
Quindi, come tutti gli artisti, cerchiamo di suscitare, attraverso l'intensità della bellezza offerta, quella meraviglia che si apre all'incontro, l'unico necessario. Ecco il percorso che propongo. Bisogna attraversarlo come uno si permette di essere portato avanti dallo svolgimento di una sinfonia.
E se hai imparato qualcosa, per favore, devi dimenticare tutto per iniziare di nuovo ... e ottenere ancora di più!
All'inizio, tre accordi ... Solo tre accordi, ma di una tale pienezza che risuoneranno lungo la strada, fino alla fine della sinfonia.
La disponibilità alla Presenza:
Io non sono solo, le mie mani artista sono le mani dell'Artista ..creo con Lui e per Lui. Lui crea con me per me ... e per tutti.
Felicità:
Raccogliere la bellezza e far emergere ancora di più la bellezza se non è una grande gioia, non c'è bisogno neanche di iniziare.
La natura:
Non andremo mai a lasciare il sentiero della natura con il ritmo delle stagioni, il rispetto di ciascuna delle piante scelte (i suoi colori, le sue linee, la propria crescita ... che è la sua lingua) e componiamo per passaggi naturali: terra (vaso, cesto, pietra, radice ...), poi la vegetazione delle erbe e del fogliame, infine la fioritura ei frutti. Per quanto riguarda l'architettura della composizione, sarà naturalmente generata dalla curva di un ceppo, di un ramo, di un fibbia floreale ... Mai di forme leganti e concepite in anticipo, ma sempre l'accoglienza e l'offerta della creazione infinitamente variegata e sempre sorprendente.

Poi la nostra sinfonia ci porta da cinque movimenti, ognuno composto da tre temi intrecciati, per finire, o piuttosto per essere compiuto su un infinito accordo finale: il riconoscimento.
Il primo movimento è costituito da meraviglia, scelta, armonia. Qui, per capire, bisogna essere innamorati ... e assicurare che si susciti la più grande forza d'espressione quando si può dire il più o il minimo, tutto con quasi nulla. Per quanto riguarda l'armonia, è "cerco due note che si amano l'un l'altro", come ha detto Mozart, tra elementi naturali e tra contenitore e contenuto. Armonia anche con spazio e altri segni di celebrazione. Armonia con il tempo naturale e liturgico ... perché il giardino liturgico è punteggiato da stagioni spirituali e cerca di accordarsi con i diversi tempi della preghiera: penitenziale, battesimale, festivo o férial. L'armonia fondamentale con la Parola di Dio proclamata - che è molto delicata, perché la composizione deve evocare senza rappresentanza, di fornire un volto sensibile rimanendo aperti a tutte le possibili echi della parola e sarà sempre riflettere il mistero pasquale si scopre ogni volta che si medita profondamente la Scrittura. Il giardino liturgico reca l'impronta del giardino del Enseveillage e del giardino della Resurrezione.
Nel secondo movimento, i tre temi formano un'unica realtà: un movimento di raccoglimento e irradiazione, questa struttura incisa nella creazione, che è la firma indelebile del Creatore-Tutto-Amore e il cui disegno più semplice è la croce.
Poi il terzo movimento - radicamento, assunzione e abbraccio - ci permetterà di verificare che la croce stabilizza e amplifica la composizione, ricordandoci che Dio ci ama al più abisso di noi stessi, per elevarci in gloria, un amore incondizionato per tutti, da sempre a sempre.
Questo Amore si esprime nel quarto movimento della nascita, dell'alleanza e della Trinità ... Ogni composizione può mettere più enfasi su questo o quel volto dell'Amore.
Infine, il quinto movimento - luce, trasparenza ed evidenza - ci invita a chiarire la composizione, preferendo la semplicità in modo che il bouquet possa respirare e significare il desiderio. C'è un incompletezza necessaria per l'esecuzione di giardino liturgico. Riusciremo un giorno a capire (finalmente!) Che gli spazi sono a servizio completo spazi aperti, il visibile è qui per condurci alla invisibile, il giardino liturgica è la Pasqua, sarà e deve già svanire per farci passare al di là.
E qui siamo pieni di gratitudine. Questo è l'accordo finale - che non ha fine. Il riconoscimento della bellezza di Dio, amore che si dona all'infinito.
Il riconoscimento della bellezza umana pienamente vivo nel respiro della Risurrezione, completamente libero, perché è amato infinitamente e in grado di amare all'infinito.
Il riconoscimento come gratitudine, come lode, come Eucaristia.
Il riconoscimento come nascita incessante all'unione e alla comunione.
Realizzando giardini liturgici o semplicemente camminando e fermandosi lì (fermandosi per essere lì, per ricevere, per diventare gioia ...), prima di attraversarli, divento quello che sono: figlio bene - amato e fratello di tutti ... Perciò proseguiamo a " lode della gloria"!


Questo articolo è stato estratto dalla rivista Célébrer n ° 366
©Arte floreale per la Liturgia

Fatima Segno di speranza per il nostro tempo

Sulla scia dell’immensa moltitudine dei pellegrini che desiderano abbeverarsi al Vangelo nelle fonti di Fatima e si consegnano alla cura materna della Signora del Rosario, la Chiesa gioisce del dono dell’avvenimento di Fatima in questo suo centenario. Il suo santuario continua ad essere luogo di ritorno alle fonti della fede e della vita ecclesiale. Il suo messaggio ci interpella e ci incita a proseguire il cammino del rinnovamento interiore, fondati nell’affermazione di Gesù, figlio di Maria: “Abbiate coraggio, io ho vinto il mondo (Gv 16,33)”. Nella misura in cui si lasci abitare da questa, la comunità dei credenti può offrire al mondo la luce di Dio che riempie il cuore pieno di grazia e misericordia della Vergine Maria, custodia della speranza incrollabile nel trionfo dell’amore sui drammi della storia.
Con questi sentimenti, espressi dai Vescovi portoghesi in occasione del centenario delle apparizioni, vogliamo recitare il Santo Rosario; per ciascun mistero, vengono proposti il passo biblico di riferimento, il mistero cantato utilizzando la melodia dell’Ave di Fatima e una breve riflessione tratta dalla “Lettera pastorale dei vescovi portoghesi nel centenario delle apparizioni”. Auguriamo a tutti i nostri amici dell’arte floreale al servizio della liturgia una buona e proficua preghiera verso Colei che è il fiore più bello!
Troverete il Pdf della monografia cliccando sul link vicino l’immagine di copertina

IV DOMENICA DI PASQUA (ANNO A) Gv 10,1-10

Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù disse: 
«In verità, in verità io vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante. Chi invece entra dalla porta, è pastore delle pecore. 
Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori. E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce. Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei». 
Gesù disse loro questa similitudine, ma essi non capirono di che cosa parlava loro.
Allora Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo. 
Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza».

sabato

Tv 2000 ospita Don Danilo Priori nella trasmissione Bel Tempo si spera

Desideriamo con questo post, ringraziare la Trasmissione Bel tempo si spera del canale Tv 2000, per l’opportunità offerta al nostro servizio attraverso la presenza in studio del nostro don Danilo Priori.  Anche a tutti gli utenti, corsisti ed amici che ci hanno seguito e mostrato il loro apprezzamento va il nostro grazie e la promessa di cercare sempre più fruibile  e ricco di contenuti il nostro servizio.
Il video della puntata è visibile cliccando sul link  https://www.youtube.com/watch?v=zVEPIJlrqoo
L’Equipe di arte Floreale per la Liturgia



La Domenica della misericordia

Shalom !  Pace a voi !


La presente domenica conserva un forte legame con la celebrazione della Pasqua. La sera di Pasqua, Gesù viene tra i suoi, nel luogo dove si trovavano, a porte chiuse per timore dei giudei e li saluta così: “ Pace a voi! ”. Il termine significa: ogni bene da parte di Dio. Poi effonde il suo Spirito: il regalo più grande che poteva fare loro e che portava in cuore. Gesù mostra le mani e il costato; le ferite sono ancora visibili, non sono scomparse dal Corpo del Risorto. (cf. Gv 20,19-31)
Da quei fori sgorga la Pace che Egli porta ai “suoi”, a tutti noi, a tutta l'umanità, a tutto l'universo. Da quelle profonde ferite sgorga l'infinita Misericordia di Dio, che oggi celebriamo. Misericordia che chiede di avvolgerci, di abbracciarci, di abitarci. Chiede di essere vissuta nel quotidiano e portata agli altri, portata al mondo bisognoso dei doni di Dio.

Misericordias Domini,
           in aeternum cantabo

                       



Composizione floreale

I fiori conservano i colori pasquali, cioè, nella composizione, dominano i colori della luce (fatta eccezione per i rami di pesco, che sono rosa), tenuto presente che il colore liturgico proprio di questa domenica è il bianco. Gli elementi impiegati per la composizione sono: tulipani, (di colore bianco, giallo e arancio) rami di forsizie e rami di pesco in fiore; una radice d'albero con vuoti che possono contenere piccoli vasi con acqua. Nel vasetto situato al centro della radice, sono stati disposti i tulipani. I rami di forsizia e i rami di pesco, sono stati disposti in una ciotola con spugna, situata dietro la radice. (a cura di suor Maria Giorgia Mana)


  in alto a sinistra dipinto di Marko Ivan Rupnik

domenica

Domenica di Passione o delle Palme

E’ la domenica che precede la Settimana Santa e la Pasqua: cuore del Mistero Cristiano; in essa la Chiesa celebra il trionfale ingresso di Gesù in Gerusalemme, osannato dalla folla che lo salutava agitando rami di palma (Giovanni 12,12-15). Celebrazione nata nel IVsec. a Gerusalemme, dove si volle riprodurre e rivivere il fatto evangelico, attraverso la partecipazione attiva dei fedeli. Rito che si diffuse poi in tutto il mondo cristiano. E’ chiamata “Domenica di Passione” perché nella liturgia della Parola viene proclamata la Passione di Gesù, secondo uno dei sinottici. La folla grida “osanna” e stende mantelli al passaggio di Gesù; un “evviva” breve, che, ben presto, si tramuta in urlo maledetto:“Sia crocifisso!”. Per lui la pena di morte. Venduto, schiaffeggiato, insultato, deriso, giudicato e condannato a morte ignominiosa; la crocifissione era il patibolo degli schiavi, dei delinquenti, degli omicida. E’ l’ora del dramma della passione, ma è anche l’ora dell’esaltazione dell’amore; Gesù accetta liberamente questo supplizio, per dirci, dall’alto della croce, in modo palpabile, tutto l’amore che Dio ha per noi. Non ha altra strada, qualunque altro gesto avrebbe dato un’idea non vera di Dio. In questa settimana santa, vogliamo fermarci e restare davanti a Gesù crocifisso, partecipi, almeno un poco, della sua agonia; per recepire come questa agonia continua oggi e si protrae fino alla fine dei tempi; Gesù è crocifisso, in molti, troppi nostri fratelli, in ogni parte del mondo. Restiamo in silenzio, per imparare ad abitare la croce, le infinite croci dell’umanità, ad abbracciare col cuore ogni fratello sofferente, carne dolorante di Cristo. Il colore liturgico proprio della Domenica delle Palme è il rosso, simbolo di amore, passione, sangue e martirio. La composizione floreale, realizzata con foglie di palma chamaerops, di sterlizia e di quercia, insieme a rose rosse, richiama, con la sua bellezza, l’incanto, e la preziosità del mistero che celebriamo.

a cura di suor Maria Giorgia Mana


sabato

L' altare della Reposizione a cura di Leonardo Sellitri

« Nobiltà e decoro»
L’ Eucaristia è il piccolo lievito che la Trinità beata ha gettato nella grande massa del mondo, e tutta l’ umanità ne è in fermento. ( Ascensione pag.86 ) – Beato Giustino Russolillo

Il luogo dove viene riposto e custodito il Pane eucaristico dopo la Messa “ in Coena Domini “, il Giovedì santo sera, continua ancora oggi da parte di molti fedeli ad essere chiamato “ sepolcro “. La Chiesa nostra madre, ci esorta a correggere questo termine che risulta improprio. Definire “ sepolcro “ il luogo dove è riposta l’ Eucaristia non è corretto come si diceva prima, in quanto è un termine che si riferisce prettamente nell’ ambito di una pietà che non riguarda la verità della liturgia, ma piuttosto alla devozione.
 La Congregazione per il Culto divino, scrive al riguardo: «Si eviti il termine stesso di “sepolcro”: infatti la cappella della reposizione viene allestita non per rappresentare “la sepoltura del Signore”, ma per custodire il pane eucaristico per la comunione che verrà distribuita il Venerdì della Passione del Signore» (Preparazione e celebrazione delle feste pasquali, 55 del 1988). Queste parole dovrebbero orientare anche l’arredo, che non prevede la presenza di statue o immagini (a meno che non siano affreschi o dipinti che fanno parte della cappella!) e tanto meno una loro apposita collocazione.
L’arredo quindi dovrebbe essere festivo e anche di buon gusto. «Dopo la mezzanotte si faccia l’adorazione senza solennità, dal momento che ha già avuto inizio il giorno della Passione del Signore» (ivi, 56). Il buon senso e il buon gusto devono suggerire quali luci accendere la mattina del Venerdì santo affinché gli occhi e il cuore si orientino al particolare mistero di questo giorno senza venir meno all’onore dovuto alla custodia eucaristica. Si riservi una cappella per la custodia del Santissimo Sacramento e si orni in modo conveniente, perché possa facilitare l’orazione e la meditazione si raccomanda il rispetto di quella sobrietà che conviene alla Liturgia di questi giorni, evitando o rimuovendo ogni abuso contrario. Se il tabernacolo è collocato in una cappella separata dalla navata centrale, conviene che in essa venga allestito il luogo per la reposizione e l’adorazione ( ivi, 49 ).
Non si può, dunque, alimentare una pratica che non si adatta neppure nel “ nome “ alla verità della liturgia. Questo non impedisce di incoraggiare ed educare i nostri fedeli a visitare le chiese,magari sette, a intrattenersi e adorare la presenza eucaristica, dinanzi agli “ altari della reposizione “, preparati con immensa cura e circondati di solennità. ( da La Vita in Cristo e nella Chiesa ).

Risulta dunque evidente come la fioritura del Giovedì santo mai potrà prevaricare i temi della giornata; si consiglia quindi di evitare quelle esagerazioni che - quando non disturbano e non distraggono dalla partecipazione piena, attiva e consapevole alla celebrazione – quantomeno anticipano ingiustificatamente la festa della Pasqua. La fioritura, possibilmente di stagione e sui toni del bianco, andrà senza dubbio ad onorare l’altare della reposizione, ( lungi dall’essere un “sepolcro”, sarà convenientemente ornato),  presso il quale i fedeli adoreranno il pane vivo; un piccolo richiamo, un sobrio bouquet che ne richiami toni e materiali, potrebbe essere collocato nei pressi dell’altare principale. Una precisazione sembra doverosa sul colore della fioritura: accanto al bianco non sembra esagerato accostare un rosa tenue, colore che rimanda alla primavera che sta per venire.

Settimana Santa

Il cammino quaresimale fatto insieme, nel richiamo costante al deserto, luogo di conversione, si inoltra ora nella Settimana Santa, tempo che sta al cuore del cristianesimo, al cuore di ogni vita cristiana, dove Gesù ci attende per parlare ancora al nostro spirito. Giovedì Santo Celebrazione “In coena Domini”. La sera del Giovedì Santo, durante la cena del Signore, la chiesa pone due azioni compiute da Gesù: l'azione sul pane e sul vino, sacramento dell'altare e la lavanda dei piedi, il gesto del servo, sacramento del fratello. Poi un comando: “Fate questo in memoria di me “(Luca 22,19 ). “Come ho fatto io fate anche voi “(Giovanni 13,15). Con questi gesti, Gesù ci consegna la sintesi della sua vita, la sintesi del Vangelo. Ci consegna il mandato e la missione che noi, Chiesa, possiamo continuare oggi nelle Comunità e nel mondo: la celebrazione dell'Eucaristia, sacramento di comunione con Dio e tra noi e il cordiale, umile servizio, fatto in ginocchio, agli ultimi: Corpo e Sangue di Cristo. Celebriamo la cena dell'addio, la cena dell'intimità, della memoria, insieme al dramma del tradimento e dei compromessi. Le richieste amichevoli e autorevoli di Gesù, ci giungono come testamento, come consegna. Prima di morire, Gesù ci lascia un'eredità unica: se stesso. Sotto gli umili segni del pane e del vino, egli resta con noi, uno di noi, per non lasciarci soli. Perenne Presenza, che si fa Pane e bevanda di vita, di consolazione, di resurrezione e di salvezza.
Il colore liturgico proprio del Giovedì Santo è il bianco, tipico della festa e delle solennità; colore che, in qualche modo, richiama anche la nobiltà dell'ambiente in cui Gesù ha voluto consumare la cena con i suoi; il vangelo parla di una sala grande al piano superiore, allestita per la circostanza”(cf.Marco14,15). I fiori sono bianchi: il lilium è simbolo di regalità, di innocenza e di candore; i tulipani sono fiori che parlano di primavera; le calle sono simbolo della bellezza: bellezza dell'Amore che salva il mondo.
a cura di Suor Maria Giorgia Mana.

venerdì

Venerdì santo




La liturgia del Venerdì Santo si svolge in tre momenti: Liturgia della Parola, Adorazione della Croce, Comunione Eucaristica. (Il colore liturgico proprio è il rosso)
La lettura della Passione secondo Giovanni costituisce il modo privilegiato di accesso al mistero pasquale, che in questo giorno riviviamo come morte del Signore”.
Gesù non oppone resistenza ai suoi aguzzini, si consegna volontariamente alla morte e dalla morte liberamente accettata, sgorga la giustificazione cioè la salvezza per tutti noi. Dalla sofferenza, dall'umiliazione e dal fallimento, sorge la sua glorificazione. Cristo che muore sulla croce, passa da questo mondo al Padre. Ed è già Pasqua. Non è tempo di lutto e di tristezza “fine a se stessi”, ma giornata che prepara alla pienezza dell'evento che verrà celebrato nella grande veglia pasquale il giorno seguente.

Composizione floreale. Va sottolineato che, la liturgia del venerdì santo, conserva uno stile sobrio e spoglio privo di fiori. Nei luoghi dove l'adorazione della Croce si protrae oltre la liturgia, è possibile l'uso moderato di fiori.

La composizione qui proposta, presenta due rami di palma che avvolgono, in parte, l'asta verticale della croce, che erge dalla composizione stessa. Alla base rami di palmette e rami di ulivo, insieme ad aralie e felci, tracciano la forma vaporosa di un cespuglio da cui emergono amarilli e garofani rossi.

a cura di Suor Maria Giorgia Mana




Pasqua di Resurrezione

Una donna, Maria di Magdala, col cuore gonfio di dolore, per la storia di violenza e di morte, vissuta con Gesù negli ultimi giorni, si recò al sepolcro di buon mattino quando era ancora buio. Non ebbe paura. L'amore vince la paura e spinge Maria verso quella meta. Un cuore che cerca. Dove è l'amato vorrebbe esserci anche lei. Ma giunta alla tomba vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro, scopre il sepolcro aperto, il sepolcro vuoto. Un fremito di sgomento, chi ha fatto questo? Chi ha trafugato Gesù? Dopo tanta, violenza, malvagità e sangue, visti e vissuti in quel venerdì di terrore, non si sarebbe stupita di nulla. Corre dagli apostoli per comunicare ciò che ha visto. Torna al sepolcro con altre donne. Uomini e donne corrono verso quella meta. Un angelo parla e dice alle donne “Non è qui!” Non è qui. Dove, allora? Comprendono, con fatica che Gesù c'è, è vivo, ma va cercato altrove. Va cercato sulle vie del mondo, sulla via di Emmaus, come in riva al lago, nell'infinità dell'universo, nelle periferie dell'umanità che geme, nelle periferie della tua città, del tuo vicinato, della tua famiglia, del tuo cuore. Gesù e lì per moltiplicare la vita, la pace, la speranza, la gioia, e la bellezza. E lì per piangere con te quando il dolore bussa alla tua porta. E' con te, lavora con le tue mani quando intrecciano gesti di bontà, di tenerezza, di servizio. E' lì che ama con il tuo cuore. Vuole servirsi della tua intelligenza, della tua sensibilità, della tua creatività, per cambiare una civiltà al tramonto in un mondo umanizzato, vivo, palpitante, capace di bellezza e di solidarietà (cf. Giovanni 20, 1-9). Cristo e risorto. Con lui tutta la creazione risorge. Un'esplosione di luce e di grazia pervade le strade del mondo e porta in dono agli uomini di buona volontà la stessa vita di Dio. A te auguri vivissimi per una Pasqua di Resurrezione.
La composizione pasquale, va realizzata con fiori che dicano il colore della luce, (colore che va, dal bianco fino all'arancio). Per preparare un'aiuola pasquale sono stati scelti fiori primaverili: tulipani, iris e ginestra di colore giallo. Lavorando attorno ad una radice, i fiori sono stati disposti a cespo, insieme a foglie di iris, foglie di palma, erba con zolla. Dal deserto da cui siamo partiti, siamo giunti al giardino della Pasqua. Un cammino con Gesù che non ci ha lasciati come prima!
a cura di Suor Maria Giorgia Mana

giovedì

La fioritura del cero pasquale: esulta il cielo e gioisce la terra.



RUBRICA a cura di Don Danilo Priori

L’amore per il luogo in cui celebriamo il Signore Risorto è come un fuoco che consuma (Gv 2,17), è passione che unisce fratelli e sorelle nel comune scopo di partecipare alla Bellezza mediante i santi misteri ; se volessimo usare parole più semplici potremmo dire che tutto l’entusiasmo e tutta la cura con cui prepariamo la sala del banchetto sono finalizzati a rendere unico il vissuto celebrativo delle nostre comunità parrocchiali, affinché ciascuno possa condividere l’esperienza del “discepolo amato” e parlare di ciò che abbiamo visto e udito, “così sarete uniti a noi nella comunione che abbiamo con il Padre e con Gesù Cristo suo Figlio” (1Gv 1,1-4) .
Queste poche battute già dicono - se mai ce ne fosse ancora bisogno - quanto sia importante rivalutare e ri-significare i vari linguaggi usati dalla liturgia. Più volte abbiamo sottolineato come, ancora prima di accogliere l’ingresso del celebrante, tutta la nostra persona è immersa in uno spazio particolare e comincia a cogliere con i sensi immagini, colori, odori, suoni e silenzi che rimandano ad un evento straordinario. Il tempo di Pasqua poi, nell’economia dell’anno liturgico, certamente si caratterizza anche per la presenza di modalità espressive e simbolismi che ne esprimono la centralità e l’unicità; tra questi merita tutta la nostra attenzione il cero pasquale quale elemento che forse meglio sintetizza i temi del tempo pasquale. E’ ovvio che stiamo parlando del vero cero pasquale, quello fatto di cera d’api, quello profumato e preziosamente decorato, quello nuovo che dice la novità dell’Alleanza instaurata dal Cristo; non certo dei tubi di plastica che non si consumano, quelli che puzzano di vecchio e portano sui margini i segni delle calcomanie che anno dopo anno vengono tolte e riappiccicate. Come possiamo inaugurare i cieli nuovi e la terra nuova se poi scegliamo come simbolo della nuova luce uno stantivo cilindro di plastica? Come accendere in noi il desiderio della patria celeste se invece di attingere dal fuoco nuovo ci accontentiamo di un triste accendino? Perché cantare nel preconio pasquale la preziosità del cero quale frutto del lavoro delle api se il cero sul quale arde la fiamma non si consuma? Perché celebrare il memoriale dell’esodo se alla colonna di fuoco togliamo il suo splendore?
La comune esperienza insegna che non bisogna girare molto per imbattersi in certe realtà; sia ben chiaro, questa non vuole essere una critica verso le comunità parrocchiali meno attente ai segni liturgici: ne conosciamo e ne comprendiamo le motivazioni, ma non possiamo condividerle. Lo svilimento del linguaggio liturgico corrisponde all’impoverimento arbitrario del dialogo col Signore, la mortificazione del segno induce all’annacquamento della relazione con Lui.
Il cero pasquale accompagna tutta la nostra esistenza terrena e illumina il varco della beata speranza: alla luce del cero pasquale veniamo immersi nella morte e resurrezione di Cristo mediante il battesimo; alla luce del cero pasquale la comunità parrocchiale celebra la nostra nascita in cielo. Quel cero pasquale rinvia alla presenza di Cristo, da Lui ci lasciamo animare e illuminare, per Lui intendiamo ardere, a Lui aneliamo associarci in eterno. Ecco perché vibriamo di pura emozione quando il sacerdote durante la “madre di tutte le veglie” si appresta al fuoco nuovo e dissipa le tenebre della morte con la fiamma viva della gloria; ecco perché sospiriamo speranzosi quando incide con lo stilo la cera profumata medicandoci nelle piaghe di Cristo; ecco perché sussultiamo soddisfatti quando eleva la luce del mondo verso la patria celeste dove il Padre ci attende; ecco perché partecipiamo festanti all’annuncio di Colui che illumina trionfante la salvezza del nuovo Israele; ecco perché ci immergiamo con fede nell’acqua fecondata dallo Spirito, sconfiggendo il buio per sempre.
Pur associando alla simbologia del cero pasquale una così profonda riflessione teologica, vogliamo aggiungere una modalità espressiva: quella floreale. Sappiamo che il cero - soprattutto in quelle comunità i cui pastori hanno a cuore la formazione biblica e liturgica dei fedeli - parla da sé; tuttavia siamo altrettanto convinti della significatività del linguaggio floreale nella liturgia: i fiori, quando predisposti nel pieno rispetto degli spazi liturgici e della celebrazione, si affermano anch’essi come annunciatori dei divini misteri o quanto meno come voci ausiliarie dell’evento celebrato. In questa sede proponiamo tre diverse composizioni con cui fiorire il cero pasquale, fornendo alcune indicazioni di massima che possono ritenersi valide in ogni caso:
- Sui fiori. La Pasqua è immediatamente associata alla primavera, alla vita che esplode dopo il lungo letargo invernale. Orientarsi per i fiori di stagione rappresenta una scelta saggia e coerente, considerando anche l’ampia offerta di questo periodo e la possibilità di acquistare a buon mercato; ripiegare su costosissimi fiori esotici o fuori stagione sarebbe una contraddizione in termini: l’unico prezzo pagato è il sangue di Cristo e la sua offerta è fondata sull’amore gratuito a cui ci chiede di aderire nella semplicità e nella povertà. Meglio dunque quegli splendidi mazzi di ranuncoli, anemoni, fresie, narcisi, giacinti e quant’altro la natura offre, ben vengano anche i rami fioriti come ad esempio il pesco e il mandorlo.
- Sui colori. La liturgia esprime la solennità mediante il bianco, a cui associare la luce del giallo; la complessità e la profondità dell’evento celebrato ci inducono però ad apprezzare anche scelte diverse:
a) un’esplosione di colori davvero comunica tutta la gioia pasquale e il clima festoso che pervade la Chiesa ;
b) una gradazione sui toni del rosso sino al giallo-bianco sembra riproporre in chiave cromatica il mistero della passione, morte e resurrezione ;
c) una scelta monotematica di girasoli indica la propensione verso la stella che non conosce tramonto .
- Sull’armonia. Qualunque scelta floreale deve comunque conciliarsi con lo stile e i colori dei paramenti e dei vasi sacri, con l’architettura della chiesa, con la decorazione del cero, la disposizione delle luci e le restanti fioriture.
La fioritura orizzontale: una scelta “ecclesiale”. Valorizzando l’estensione verticale del cero pasquale, segno del legame tra il singolo battezzato e Cristo innalzato, possiamo incrociare questa linea con una fioritura orizzontale, segno stavolta del vincolo tra la Chiesa e il suo Sposo. Il risultato è una croce profumata e colorata, una fioritura semplice ed essenziale .
La fioritura obliqua: una scelta “spirituale”. Sempre incrociando la verticalità del cero, una composizione obliqua traccia un cammino che sembra squarciare lo spazio di nuova luce. Si tratta di una scelta tecnicamente impegnativa ma raffinata: la vista coglie una linea fiorita obliqua, quasi sospesa, che segna un dialogo tra la divina Trinità e l’umanità redenta.
La fioritura verticale: una scelta “radicale”. Il supporto del cero può offrire la base per il fissaggio di una composizione (di forma verticale o sinuosa) che sale verso l’alto, quasi a voler abbracciare il Risorto. È una soluzione decisamente semplice che lascia ampio spazio alla creatività personale e sembra esprimere il nostro radicamento a Cristo mediante l’adesione al progetto di salvezza.
Qualunque sia la nostra scelta e la nostra abilità nel fiorire gli spazi liturgici dobbiamo semplicemente ricordare che svolgiamo un umile servizio: il vero e unico protagonista è Cristo Gesù, colui che è Risorto. Davvero!

sabato

Liturgia Quinta Domenica di Quaresima

Vangelo  Gv 11, 1-45 (forma breve: Gv 11,3-7.17.20)

Io sono la resurrezione e la vita.
Dal vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, un certo Lazzaro di Betània, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella, era malato. Maria era quella che cosparse di profumo il Signore e gli asciugò i piedi con i suoi capelli; suo fratello Lazzaro era malato. Le sorelle mandarono dunque a dire a Gesù: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato».
All’udire questo, Gesù disse: «Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato». Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro. Quando sentì che era malato, rimase per due giorni nel luogo dove si trovava. Poi disse ai discepoli: «Andiamo di nuovo in Giudea!». 
] I discepoli gli dissero: «Rabbì, poco fa i Giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di nuovo?». Gesù rispose: «Non sono forse dodici le ore del giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo; ma se cammina di notte, inciampa, perché la luce non è in lui».
Disse queste cose e poi soggiunse loro: «Lazzaro, il nostro amico, s’è addormentato; ma io vado a svegliarlo». Gli dissero allora i discepoli: «Signore, se si è addormentato, si salverà». Gesù aveva parlato della morte di lui; essi invece pensarono che parlasse del riposo del sonno. Allora Gesù disse loro apertamente: «Lazzaro è morto e io sono contento per voi di non essere stato là, affinché voi crediate; ma andiamo da lui!». Allora Tommaso, chiamato Dìdimo, disse agli altri discepoli: «Andiamo anche noi a morire con lui!».
Quando Gesù arrivò, trovò Lazzaro che già da quattro giorni era nel sepolcro. ] Betània distava da Gerusalemme meno di tre chilometri e molti Giudei erano venuti da Marta e Maria a consolarle per il fratello. Marta dunque, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà». Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà». Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno». Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?». Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo». ]
Dette queste parole, andò a chiamare Maria, sua sorella, e di nascosto le disse: «Il Maestro è qui e ti chiama». Udito questo, ella si alzò subito e andò da lui. Gesù non era entrato nel villaggio, ma si trovava ancora là dove Marta gli era andata incontro. Allora i Giudei, che erano in casa con lei a consolarla, vedendo Maria alzarsi in fretta e uscire, la seguirono, pensando che andasse a piangere al sepolcro.
Quando Maria giunse dove si trovava Gesù, appena lo vide si gettò ai suoi piedi dicendogli: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!». Gesù allora, quando la vide piangere, e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, 
si commosse profondamente e, molto turbato, domandò: «Dove lo avete posto?». Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!». Gesù scoppiò in pianto. Dissero allora i Giudei: «Guarda come lo amava!». Ma alcuni di loro dissero: «Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?».
Allora Gesù, ancora una volta commosso profondamente, si recò al sepolcro: era una grotta e contro di essa era posta una pietra. Disse Gesù: «Togliete la pietra!». Gli rispose Marta, la sorella del morto: «Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni». Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?». Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: «Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato». Detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario. Gesù disse loro: «Liberàtelo e lasciàtelo andare».
Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che egli aveva compiuto, credettero in lui. 
] 

La “fioritura” nel tempo di Quaresima: un percorso possibile? V Domenica di Quaresima a cura di Don Danilo Priori

Commento
in questa quinta Domenica di Quaresima la liturgia della Parola ci invita a riflettere sulla resurrezione di Lazzaro operata da Gesù, affinché ogni credente possa continuare il suo cammino verso la Pasqua custodendo nel cuore le parole del Signore: “ Io sono la resurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno”. Gesù viene presentato come sintesi delle due nature: vero uomo (Gesù piange Lazzaro) / vero ed eterno Dio (Gesù resuscita Lazzaro). E’ anche opportuno soffermarsi sul fatto che Gesù, in qualche modo, sembra chiedere la collaborazione della Chiesa: riferendosi infatti a Lazzaro, ancora avvolto dalle bende e dal sudario, invita a “scioglierlo”; come dire, in altre parole, che lui lo resuscita ma chiede collaborazione dei credenti. L’episodio di Lazzaro chiude l’attività pubblica di Gesù e apre alla passione; al tempo stesso la resurrezione di Lazzaro è anticipazione della Pasqua di Gesù: nel battesimo si compie il passaggio dalla morte alla via in attesa della resurrezione definitiva. Al catecumeno il battesimo viene presentato come morte e resurrezione. L’evento di allora si compie oggi nel sacramento di salvezza.


Quale fioritura
Ancora una volta, in questa ennesima Domenica di Quaresima, siamo chiamati a “fiorire” la nostra aula liturgica senza utilizzare fiori; ormai abbiamo ampiamente imparato ad usare e valorizzare elementi vegetali capaci di rispettare il tempo liturgico della nostra celebrazione. Giunti alla quinta Domenica di Quaresima abbiamo tuttavia la possibilità di essere leggermente più abbondanti nell’uso di materiale verde: è vero che il clima penitenziale rimane comunque prevalente, tuttavia, da un lato la resurrezione di Lazzaro che anticipa e allude alla Pasqua che verrà, dall’altro il percorso quaresimale che ci introduce ormai alla celebrazione della passione morte e resurrezione del Signore, ci inducono ad una “fioritura” sempre sobria ma più evidente rispetto alle domeniche precedenti, quasi a sottolineare la compiutezza di un cammino di fede che stiamo facendo. Se abbiamo scelto la strada del “percorso floreale”, possiamo aggiungere una ulteriore composizione e un nuovo cero (sempre bianco o viola, a seconda della scelta che abbiamo fatto ad inizio Quaresima); avremo però l’attenzione a rimuovere i fiori che dovessero essere rimasti dalla domenica precedente: oggi non dovremmo usare fiori per la nostra composizione! Da evitare nella maniera più assoluta bende, lacci e sudari: come al solito non abbiamo bisogno di rappresentare il Vangelo riportando nella composizione elementi assolutamente impropri ed estranei all’arte floreale. Accanto alla custodia eucaristica continueremo a deporre la nostra sobria composizione floreale, possibilmente in tinta col colore liturgico viola del tempo di Quaresima.

Colletta
Quaesumus, Dòmine Deus noster, ut in illa caritàte,
qua Fìlius tuus dìligens mundum morti se tràdidit,
inveniàmur ipsi, te opitulànte, alàcriter ambulàntes.

Vieni in nostro aiuto, Padre misericordioso,
perché possiamo vivere ed agire sempre in quella carità
che spinse il tuo Figlio a dare la vita per noi.



Collette alternative:
- l’Eterno Padre ha compassione dell’uomo afflitto dal peccato e lo chiama a vita nuova con la forza dello Spirito
- come la croce del figlio ha stabilitola nuova ed eterna alleanza, così noi siamo seme che muore e porta frutto
- in Cristo si rinnovano tutte le cose e la sua salvezza fa rifiorire il nostro cuore


Sui doni

Esaudisci, Signore, le nostre preghiere: tu che ci hai illuminati con gli insegnamenti della fede, trasformaci con la potenza di questo sacrificio.


Prefazio

E’ veramente cosa buona e giusta, nostro dovere e fonte di salvezza, rendere grazie sempre e in ogni luogo a te, Signore, Padre Santo, Dio onnipotente ed eterno, per Cristo nostro Signore.
Vero uomo come noi, egli pianse l’amico Lazzaro; Dio e Signore della vita, lo richiamò dal sepolcro; oggi estende a tutta l’umanità la sua misericordia, e con i suoi sacramenti ci fa passare dalla morte alla vita.
Per mezzo di lui ti adorano le schiere degli angeli e dei santi e contemplano la gloria del tuo volto. Al loro canto concedi, Signore, che si uniscano le nostre voci nell’inno di lode……………….




Dopo comunione


Dio Onnipotente, concedi a noi tuoi fedeli di essere sempre inseriti come membra vive nel Cristo poiché abbiamo comunicato al suo corpo e al suo sangue

martedì

La “fioritura” nel tempo di Quaresima: un percorso possibile? IV Domenica di Quaresima a cura di Don Danilo Priori

Nella quarta Domenica di Quaresima, Domenica in Laetare, la Chiesa si raccoglie per incontrare Cristo luce di ogni uomo: è lui che viene mandato da Dio per compiere la sua volontà. L’umanità, come il cieco nato, vive nelle tenebre, schiava del peccato e l’incontro col Cristo è liberante, capace di far cadere le tenebre e le catene di ogni dubbio, di ogni mancanza e di ogni disperazione. La testimonianza di fede del cieco nato, che trova in Gesù il dono della salvezza, diventa un invito di salvezza per tutto il popolo di Dio capace di rispondere alla chiamata e recuperare la sua fede. In tal modo il credente, ascoltando la Parola e partecipando all’eucaristia, è chiamato alla luce mediante l’acquisizione a figlio di Dio. L’evento compiuto allora per il cieco nato è per ogni uomo ed oggi si compie per noi quell’evento. In questa giornata al catecumeno viene presentato il cero pasquale: è spento ma si accenderà! Un po’ come la nostra gioia: ancora non è piena, ma lo sarà nell’evento della Pasqua!
Quale fioritura?
        La sobrietà che caratterizza ogni nostra composizione, e che a maggior ragione sarà evidente in questo tempo di Quaresima, ci suggerisce ancora una volta una fioritura semplice, capace di non stravolgere il clima penitenziale del tempo ma, al contempo, di annunciare quel velo di letizia che pervade la liturgia di oggi: siamo infatti nella IV Domenica di Quaresima, domenica in Laetare! Il colore liturgico viola proprio del tempo offre oggi la possibilità di utilizzare il rosaceo, proprio per esprimere anche col colore dei paramenti questo sprazzo di gioia che non intende sviare dal cammino quaresimale, ma tenere accesa la luce della speranza. Quel rosaceo allora, che consigliamo vivamente di utilizzare, sostiene il nostro cammino quaresimale e ci conforta come una sorta di anticipo della luce pasquale verso la quale siamo proiettati in quanto figli di Dio. La nostra composizione floreale oggi potrà quindi avere la presenza di fiori, possibilmente nel colore liturgico del tempo: suggeriamo il viola, magari spezzato col rosaceo (colore del giorno) e col bianco. Una composizione dunque semplice, ma fiorita, che potrebbe eventualmente essere inserita nel contesto delle altre composizioni vegetali che abbiamo realizzato nelle scorse settimane. Ricordiamoci che il viola è un colore freddo e dunque è preferibile non utilizzarlo per quei fiori che andranno a comporre il punto focale, altrimenti la nostra fioritura, specie se vista da lontano, apparirà con una sorta di vuoto al centro. Se utilizziamo il viola, il rosaceo e il bianco potrebbe essere una buona idea scegliere il rosaceo per il punto focale, fiori bianchi e piccoli per la transizione, e fiori viola/violacei per la struttura; il verde come al solito completerà il tutto (si consiglia di usare, se disponibile, qualche rametto di pittosphoro variegato: il suo verde chiaro screziato di bianco ben si integra e amalgama con una fioritura con questa tonalità). A motivo dell’incontro di Gesù luce delle genti, possiamo valorizzare la presenza di candele e luci, sempre facendo attenzione a non scadere nell’allegoria, ma rendendo questi elementi parti integranti della composizione. Se invece abbiamo scelto di aggiungere un cero viola per ogni settimana di Quaresima, possiamo valutare l’idea di aggiungerne oggi uno di colore rosaceo. Faremo particolare attenzione alla custodia eucaristica: sarebbe opportuno oggi realizzare due composizioni (quella della Domenica e quella accanto al tabernacolo) nello stesso stile e utilizzando gli stessi fiori ed elementi vegetali.

Colletta

Deus, qui per Verbum tuum
humàni genéris reconciliatiònem mirabìliter operàris,
praesta, quaesumus, ut pòpulus christiànus
prompta devotiòne et àlacri fide
ad ventùra sollémnia vàleat festinàre.

O Padre, che per mezzo del tuo Figlio
operi mirabilmente la nostra redenzione,
concedi al popolo cristiano
di affrettarsi con fede viva e generoso impegno
verso la Pasqua ormai vicina.

Collette alternative:
- Dio, Padre della luce, apre i nostri occhi con la grazia dello Spirito  e ci fa vedere Gesù quale vera luce.
- I morsi del maligno non possono prevalere sui credenti che si convertono al Figlio innalzato sulla croce e si lasciano amare.
- Dio, Padre buono, accoglie i suoi figli pentiti, li ricopre di splendide vesti e li invita alle nozze dell’agnello.

Sui doni

Ti offriamo con gioia, Signore, questi doni per il sacrificio: aiutaci a celebrarlo con fede sincera e a offrirlo degnamente per la salvezza del mondo.

Prefazio

E’ veramente cosa buona e giusta, nostro dovere e fonte di salvezza, rendere grazie sempre e in ogni luogo a te, Signore, Padre Santo, Dio onnipotente ed eterno, per Cristo nostro Signore.
Nel mistero della sua incarnazione egli si è fatto guida dell’uomo che camminava nelle tenebre, per condurlo alla grande luce della fede. Con il sacramento della rinascita ha liberato gli schiavi dell’antico peccato per elevarli  alla dignità di figli.
Per questo mistero il cielo e la terra intonano un canto nuovo, e noi, uniti agli angeli, proclamiamo con voce incessante….


Dopo comunione


O Dio, che illumini ogni uomo che viene in questo mondo, fa risplendere su di noi la luce del tuo volto, perché i nostri pensieri siano sempre conformi alla tua sapienza e possiamo amarti con cuore sincero.

sabato

Liturgia Quarta Domenica di Quaresima

Vangelo  Gv 9, 1-41 (forma breve: Gv 9,1.6-9.13-17)
Il cieco andò, si lavò e tornò che ci vedeva.


Dal vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita ] e i suoi discepoli lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?». Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio. Bisogna che noi compiamo le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può agire. Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo».
Detto questo, 
sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe», che significa “Inviato”. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva.
Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?». Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!». 
] Allora gli domandarono: «In che modo ti sono stati aperti gli occhi?». Egli rispose: «L’uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, me lo ha spalmato sugli occhi e mi ha detto: “Va’ a Sìloe e làvati!”. Io sono andato, mi sono lavato e ho acquistato la vista». Gli dissero: «Dov’è costui?». Rispose: «Non lo so».
Condussero dai farisei quello che era stato cieco: era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?». E c’era dissenso tra loro. Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!». 
] Ma i Giudei non credettero di lui che fosse stato cieco e che avesse acquistato la vista, finché non chiamarono i genitori di colui che aveva ricuperato la vista. E li interrogarono: «È questo il vostro figlio, che voi dite essere nato cieco? Come mai ora ci vede?». I genitori di lui risposero: «Sappiamo che questo è nostro figlio e che è nato cieco; ma come ora ci veda non lo sappiamo, e chi gli abbia aperto gli occhi, noi non lo sappiamo. Chiedetelo a lui: ha l’età, parlerà lui di sé». Questo dissero i suoi genitori, perché avevano paura dei Giudei; infatti i Giudei avevano già stabilito che, se uno lo avesse riconosciuto come il Cristo, venisse espulso dalla sinagoga. Per questo i suoi genitori dissero: «Ha l’età: chiedetelo a lui!».
Allora chiamarono di nuovo l’uomo che era stato cieco e gli dissero: «Da’ gloria a Dio! Noi sappiamo che quest’uomo è un peccatore». Quello rispose: «Se sia un peccatore, non lo so. Una cosa io so: ero cieco e ora ci vedo». Allora gli dissero: «Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?». Rispose loro: «Ve l’ho già detto e non avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?». Lo insultarono e dissero: «Suo discepolo sei tu! Noi siamo discepoli di Mosè! Noi sappiamo che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia». Rispose loro quell’uomo: «Proprio questo stupisce: che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. Sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma che, se uno onora Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. Da che mondo è mondo, non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. Se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla». 
Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori.
Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?». Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». Ed egli disse: «Credo, Signore!». E si prostrò dinanzi a lui. 
] Gesù allora disse: «È per un giudizio che io sono venuto in questo mondo, perché coloro che non vedono, vedano e quelli che vedono, diventino ciechi». Alcuni dei farisei che erano con lui udirono queste parole e gli dissero: «Siamo ciechi anche noi?». Gesù rispose loro: «Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: “Noi vediamo”, il vostro peccato rimane».