giovedì

Comunicazione dalla redazione

Carissimi, abbiamo preso in esame alcune foto che avete inviato . Purtroppo notiamo un'eccessiva presenza di drappi che distolgono l'attenzione , fiori sull' altare ecc... , sinceramente non troviamo corrispondenza con i criteri ai quali il servizio di fioritura liturgica fa riferimento. Pertanto pur apprezzando il notevole impegno con dispiacere dobbiamo comunicarvi che non è possibile pubblicare le foto sulla pagina. Certi della vostra comprensione vi inviamo i nostri più cari saluti. La redazione

sabato

Comunicazione dalla redazione...

Vi informiamo che le foto della pagina principale del sito, non sono le uniche ad essere presenti, in fondo alla pagina cliccate su post più vecchi. Grazie
SIETE TUTTI INVITATI A INVIARE IN ALLEGATO ESTERNO ("ALLEGA UN FILE")ALL'E-MAIL MATERIALE FOTOGRAFICO IN .JPEG, SE VI TORNA COMODO ANCHE GIA' COMPRESSO IN FORMATO .ZIP O .RAR, CON LA DESCRIZIONE DELLE ICONE FLOREALI REALIZZATE, ALL'INDIRIZZO DI POSTA ELETTRONICA: leonardossdv@gmail.com

domenica

Santissimo Corpo e Sangue di Cristo, solennità - Anno B ( Par Fr. DidierTamié )

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Marco 14,12-16.22-26.
Il primo giorno degli Azzimi, quando si immolava la Pasqua, i suoi discepoli gli dissero: «Dove vuoi che andiamo a preparare perché tu possa mangiare la Pasqua?». Allora mandò due dei suoi discepoli dicendo loro: «Andate in città e vi verrà incontro un uomo con una brocca d'acqua; seguitelo e là dove entrerà dite al padrone di casa: Il Maestro dice: Dov'è la mia stanza, perché io vi possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli? Egli vi mostrerà al piano superiore una grande sala con i tappeti, gia pronta; là preparate per noi». I discepoli andarono e, entrati in città, trovarono come aveva detto loro e prepararono per la Pasqua. Mentre mangiavano prese il pane e, pronunziata la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: «Prendete, questo è il mio corpo». Poi prese il calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti. E disse: «Questo è il mio sangue, il sangue dell'alleanza versato per molti. In verità vi dico che io non berrò più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo nel regno di Dio». E dopo aver cantato l'inno, uscirono verso il monte degli Ulivi.

Solennità SS. Trinità ( Par Fr. DidierTamié )

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 28,16-20. In quel tempo, gli undici discepoli, andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro fissato. Quando lo videro, gli si prostrarono innanzi; alcuni però dubitavano. E Gesù, avvicinatosi, disse loro: «Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra. Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».

Solennità di Pentecoste

Padre, nel Nome di Gesù, donaci il tuo Spirito.
“Vieni, o Spirito, dai quattro venti e soffia su chi non ha vita. Vieni, o Santo Spirito, soffia su di noi perché anche noi riviviamo”. Spirito di Dio, vieni! Accendi nei nostri cuori il fuoco del tuo amore, perché impariamo ad amare come Tu ami.
La composizione floreale
Il colore liturgico proprio della solennità di Pentecoste è il rosso, il quale simboleggia l'amore, la passione, il desiderio delle cose di Dio. La composizione preparata con fiori rossi: amarilli e gladioli insieme a foglie di palma Chamaerops e rami di asparagus, richiama la forma concava che dice attesa, invocazione e supplica. L'apertura verso l'alto e il vuoto, vogliono indicare l'attesa, il desiderio ardente di ricevere lo Spirito di Dio: Luce delle nostre menti, Soffio sottile e respiro di vita, Fuoco ardente che divampa e avvolge: Amore che ci abita e ci salva.
a cura di Suor Maria Giorgia Mana

venerdì

Solennità di Pentecoste

Vangelo Gv 15,26-27; 16,12-15
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio. Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».

Solennità dell' Ascensione

Par Fr. DidierTamié - Pâques 2008
Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Marco 16,15-20. In quel tempo Gesù apparve agli Undici e disse loro: «Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura.» Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato. E questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno i demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano i serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno, imporranno le mani ai malati e questi guariranno». Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu assunto in cielo e sedette alla destra di Dio. Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore operava insieme con loro e confermava la parola con i prodigi che l'accompagnavano.
“Il Signore Gesù, dopo aver parlato con gli Apostoli, fu assunto in cielo, ove siede alla destra di Dio”.
Il colore liturgico della solennità odierna, è il bianco. La composizione slanciata nell'alto è di forma asimmetrica. Gladioli, rose e lilium bianchi, sono i fiori prescelti, con fogliame verde: ruscus, foglie di iris e foglie di palma chamaerops. Le due foglie di palma disposte lateralmente ad ali danno movimento all'insieme e richiamano l'ascesa. Gesù sale al cielo, ma non ci lascia soli: Rimane con noi, nella nostra vita profonda, nei nostri fratelli, nell'intera umanità, nella sua Parola, nell'Eucarestia. A noi chiede di portare la gioia del suo vangelo in tutto il mondo.
a cura di Suor Maria Giorgia Mana

giovedì

La Prima Comunione dei nostri fanciulli

E’ un momento di grande importanza in quanto si tratta del primo grande incontro con Gesù vivo e vero , che si fa Pane di vita per noi. Un momento di intimità e di gioia , il quale non deve essere banalizzato da ciò che può disturbare o distrarre. Il colore liturgico proprio di questo rito è il bianco nel suo significato di luce , di festa, di santità e purezza. La fioritura che si realizza per la Prima Comunione nei diversi luoghi liturgici deve trasmettere un senso di unità. Cioè ciascuna composizione guarda e tende verso l’ altra, in una circolarità che coinvolge l’ intera assemblea e i diversi luoghi dell’ aula liturgica, sottolineando l’ importanza di ciascuno. I principali luoghi da fiorire saranno allora: la porta, l’ ambone, l’ altare, la croce e la presidenza. Il materiale da utilizzare: tralci di vite ed edera, peonie : sono fiori particolarmente belli e profumati, rose bianche , gladioli bianchi: la loro forma allungata tende verso l’ alto, gigli bianchi : richiamo alla veste bianca del battesimo. Nel Cantico dei cantici la sposa viene spesso identificata con il giglio, pittosporo variegato, tuya, anthurium, felce, lysianthus, asparagina: questi elementi completano le composizioni, inoltre anfore e giare. L’ abbraccio dei tralci di vite e di edera riecheggiano le parole di Gesù: “ Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla” (Gv 15,5). Nella visione d’insieme la composizione, armonica, ordinata, elegante e misurata, richiama, con la bellezza della natura, alla volontà di essere fedeli e corrispondere all’ amore infinito , smisurato e gratuito del Signore. Egli in ogni celebrazione eucaristica mostra la sua fedeltà e ci unisce nella comunione con lui e tra noi in un vincolo nuziale che non si spezza più e ci dona vita in abbondanza, per saziarci ed essere fonte della nostra gioia. La celebrazione sia preparata con cura, si svolga con decoro. Si tratta di un’ esperienza forte, che può lasciare una traccia profonda nell’ animo dei fanciulli. Perciò, anche i segni della festa siano sobri , non eccessivi. Se i fanciulli percepiscono che l’ attenzione ( dei genitori a casa e dei catechisti in chiesa ) è concentrata sugli aspetti esteriori e consumistici , si radicheranno nella convinzione che i sacramenti sono soprattutto o solamente “ belle cerimonie”. La presentazione dei doni non sia una sfilata folkloristica di tante persone; i doni siano veri , cioè servano per la celebrazione ( ostie, vino, acqua, fiori, olio) e per la carità, senza ricorrere a oggetti stravaganti ( palloni, mattoni, magliette). La Messa di Prima Comunione si celebra all’ altare consueto della chiesa: è espressamente vietato disporre tavoli – altari diversi. Nobile semplicità , gusto e bellezza ! Buona fioritura e buon ministero …

mercoledì

Seconda Domenica di Pasqua di suor M. Giorgia Mana

E' la sera di Pasqua. Le porte del luogo dove si trovavano i discepoli erano chiuse per paura dei Giudei. Sapevano di essere ricercati. Nonostante le notizie, le corse alla tomba del maestro, le voci che si rincorrono, nulla è cambiato. “…erano in lutto e in pianto”. dice l’evangelista Marco. (16,10). E' la paralisi della vita. Buio, intorno e silenzio. Ma Gesù viene. Viene a sollevare i loro animi, a far ripartire la vita. Alla comunità in crisi, porta in dono la Pace. Entra e dice : “Pace a voi!”. Pace, una parola che non indica soltanto un saluto o un augurio, ma la gratuità di un dono. Il termine Pace, significa tutto quello che concorre alla pienezza di vita, a far felice un uomo. Questo vuole Gesù per i suoi. Li vuole felici, liberi, se stessi; non chiede l'impossibile, rispetta il passo di ciascuno; Gesù “viene e sta in mezzo a loro” per ristabilire relazioni, dare conforto, aprire al futuro. Poi, consegna la missione, il compito: “Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi”. Il dono di Pace, come il mandato a continuare nel mondo l’annuncio della buona notizia, riguardano anche ciascuno di noi. Come discepoli, noi siamo coinvolti in prima persona, mandati a gridare, con la vita, che il Signore è Risorto e che noi risorgeremo con Lui; mandati a portare ai fratelli il dono della Pace, che Cristo ci ha regalato e che rinnoverà ogni giorno per la gioia di tutti (Giovanni 20,19-31). Pace a te, fratello, che stai leggendo queste parole e fai con noi un cammino che dà respiro e alimento al tuo spirito. Pace a te, sorella, che fiorisci la chiesa con mano gentile e anima attenta. Il Signore è risorto, cantate con noi: “ Alleluia! Alleluia!”.
La composizione floreale mantiene i colori della luce. Forsizie, sterlizie e lilium, esibiscono colori splendenti, dal giallo all'arancio. La forma, asimmetrica, si protende e infiora il cero pasquale, mentre un volo di uccelli, dà leggiadria e libertà, all’insieme. Un casco di frutti di palma chamaerops, adagiato sulla destra, è presagio dei frutti che matureranno. Ogni giorno, qualcosa nella nostra vita cambia, si muove, risorge.

domenica

Pasqua di Resurrezione

Una donna, Maria di Magdala, col cuore gonfio di dolore, per la storia di violenza e di morte, vissuta con Gesù negli ultimi giorni, si recò al sepolcro di buon mattino quando era ancora buio. Non ebbe paura. L'amore vince la paura e spinge Maria verso quella meta. Un cuore che cerca. Dove è l'amato vorrebbe esserci anche lei. Ma giunta alla tomba vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro, scopre il sepolcro aperto, il sepolcro vuoto. Un fremito di sgomento, chi ha fatto questo? Chi ha trafugato Gesù? Dopo tanta, violenza, malvagità e sangue, visti e vissuti in quel venerdì di terrore, non si sarebbe stupita di nulla. Corre dagli apostoli per comunicare ciò che ha visto. Torna al sepolcro con altre donne. Uomini e donne corrono verso quella meta. Un angelo parla e dice alle donne “Non è qui!” Non è qui. Dove, allora? Comprendono, con fatica che Gesù c'è, è vivo, ma va cercato altrove. Va cercato sulle vie del mondo, sulla via di Emmaus, come in riva al lago, nell'infinità dell'universo, nelle periferie dell'umanità che geme, nelle periferie della tua città, del tuo vicinato, della tua famiglia, del tuo cuore. Gesù e lì per moltiplicare la vita, la pace, la speranza, la gioia, e la bellezza. E lì per piangere con te quando il dolore bussa alla tua porta. E' con te, lavora con le tue mani quando intrecciano gesti di bontà, di tenerezza, di servizio. E' lì che ama con il tuo cuore. Vuole servirsi della tua intelligenza, della tua sensibilità, della tua creatività, per cambiare una civiltà al tramonto in un mondo umanizzato, vivo, palpitante, capace di bellezza e di solidarietà (cf. Giovanni 20, 1-9). Cristo e risorto. Con lui tutta la creazione risorge. Un'esplosione di luce e di grazia pervade le strade del mondo e porta in dono agli uomini di buona volontà la stessa vita di Dio. A te auguri vivissimi per una Pasqua di Resurrezione.
La composizione pasquale, va realizzata con fiori che dicano il colore della luce, (colore che va, dal bianco fino all'arancio). Per preparare un'aiuola pasquale sono stati scelti fiori primaverili: tulipani, iris e ginestra di colore giallo. Lavorando attorno ad una radice, i fiori sono stati disposti a cespo, insieme a foglie di iris, foglie di palma, erba con zolla. Dal deserto da cui siamo partiti, siamo giunti al giardino della Pasqua. Un cammino con Gesù che non ci ha lasciati come prima!
a cura di Suor Maria Giorgia Mana

sabato

Fioritura del Cero pasquale

giovedì

Venerdì santo

L'evento centrale del venerdì santo è la morte di Gesù. Una morte che l'evangelista Giovanni narra in modo singolare, ponendola in modo vivo alla nostra contemplazione. “Gesù, sapendo che tutto era ormai compiuto, affinché si compisse la Scrittura, dice: “Ho sete”. C'era là un vaso pieno d'aceto. Avendo dunque messo una spugna piena di aceto attorno a (una canna di) issopo, (la) portarono alla sua bocca. Quando ebbe preso l'aceto, Gesù disse: “E' compiuto”, e chinato il capo, consegnò lo spirito” (Giovanni 19,28-30). Gesù vive la sua morte non come la fine, ma come compimento e consegna. E' il compimento delle Scritture, il compimento della sua missione, cioè la rivelazione del Padre agli uomini, il compimento della sua obbedienza, del suo desiderio, della sua sete, “estinta dall'abbraccio del Padre”. Gesù, vive la sua morte, anche come compimento dell'amore, che si fa dono. “...consegnò lo spirito” (v. 30). Si tratta del gesto cosciente e libero di un vivente che consegna lo Spirito nelle mani del Padre e, al tempo stesso, lo dona al mondo. Spirito che può essere inteso Spirito Santo, il quale richiama la pentecoste, evento che trasmette il principio della vita spirituale a ogni esistenza umana. Cfr. Omelia Venerdì santo di L. Manicardi, Monastero di Bose, 2012. Anche noi, fratelli e sorelle di Cristo, che abbiamo seguito le sue orme e camminato sulle sue vie, noi peccatori, possiamo, come Gesù vivere la nostra morte non come fine di una vita, ma come compimento. La nostra vita avrà compimento, perché “Dio completerà per noi l'opera sua”, non ci abbandonerà. Sarà, da parte nostra, una consegna della nostra esistenza, con le sue luci e le ombre, trasformata dalla preziosità e dalla gratuità dei meriti di Cristo (non i nostri) e rivestita dal manto della sua giustizia, che si chiama misericordia. Accolti dalle braccia paterne e materne di un Padre che ci aspetta, potremo vivere di quella gioia e di quell'amore che tutti abbiamo sognato da sempre e che solo Lui può dare.
Il colore liturgico del venerdì santo è il rosso, che parla di amore, passione e sangue. I fiori, garofani e amarilli rossi, disposti tra palmette e rami d'olivo, accolgono e ornano un crocifisso posto su un'esile croce. Tre grandi rami di palma da datteri, disposti sullo sfondo, fanno un tutt'uno con l'insieme, richiamandoci la vittoria dell'amore di Gesù in croce. a cura di Suor Maria Giorgia Mana

lunedì

Settimana Santa

Il cammino quaresimale fatto insieme, nel richiamo costante al deserto, luogo di conversione, si inoltra ora nella Settimana Santa, tempo che sta al cuore del cristianesimo, al cuore di ogni vita cristiana, dove Gesù ci attende per parlare ancora al nostro spirito. Giovedì Santo Celebrazione “In coena Domini”. La sera del Giovedì Santo, durante la cena del Signore, la chiesa pone due azioni compiute da Gesù: l'azione sul pane e sul vino, sacramento dell'altare e la lavanda dei piedi, il gesto del servo, sacramento del fratello. Poi un comando: “Fate questo in memoria di me “(Luca 22,19 ). “Come ho fatto io fate anche voi “(Giovanni 13,15). Con questi gesti, Gesù ci consegna la sintesi della sua vita, la sintesi del Vangelo. Ci consegna il mandato e la missione che noi, Chiesa, possiamo continuare oggi nelle Comunità e nel mondo: la celebrazione dell'Eucaristia, sacramento di comunione con Dio e tra noi e il cordiale, umile servizio, fatto in ginocchio, agli ultimi: Corpo e Sangue di Cristo. Celebriamo la cena dell'addio, la cena dell'intimità, della memoria, insieme al dramma del tradimento e dei compromessi. Le richieste amichevoli e autorevoli di Gesù, ci giungono come testamento, come consegna. Prima di morire, Gesù ci lascia un'eredità unica: se stesso. Sotto gli umili segni del pane e del vino, egli resta con noi, uno di noi, per non lasciarci soli. Perenne Presenza, che si fa Pane e bevanda di vita, di consolazione, di resurrezione e di salvezza.
Il colore liturgico proprio del Giovedì Santo è il bianco, tipico della festa e delle solennità; colore che, in qualche modo, richiama anche la nobiltà dell'ambiente in cui Gesù ha voluto consumare la cena con i suoi; il vangelo parla di una sala grande al piano superiore, allestita per la circostanza”(cf.Marco14,15). I fiori sono bianchi: il lilium è simbolo di regalità, di innocenza e di candore; i tulipani sono fiori che parlano di primavera; le calle sono simbolo della bellezza: bellezza dell'Amore che salva il mondo.
a cura di Suor Maria Giorgia Mana.

giovedì

Altare della reposizione

settimana Santa 2015

Domenica delle Palme 2015

sabato

Feste Pasquali

All’attenzione dei parroci, dei cappellani ospedalieri, dei rettori di chiese e dei gruppi liturgici parrocchiali, coloro che si occupano della fioritura, sacristi . Scaricate da internet la seguente lettera , vi aiuterà tantissimo a preparare con dignità e sobrietà le feste pasquali.

venerdì

Domenica di Passione o delle Palme

E’ la domenica che precede la Settimana Santa e la Pasqua: cuore del Mistero Cristiano; in essa la Chiesa celebra il trionfale ingresso di Gesù in Gerusalemme, osannato dalla folla che lo salutava agitando rami di palma (Giovanni 12,12-15). Celebrazione nata nel IVsec. a Gerusalemme, dove si volle riprodurre e rivivere il fatto evangelico, attraverso la partecipazione attiva dei fedeli. Rito che si diffuse poi in tutto il mondo cristiano. E’ chiamata “Domenica di Passione” perché nella liturgia della Parola viene proclamata la Passione di Gesù, secondo uno dei sinottici. La folla grida “osanna” e stende mantelli al passaggio di Gesù; un “evviva” breve, che, ben presto, si tramuta in urlo maledetto:“Sia crocifisso!”. Per lui la pena di morte. Venduto, schiaffeggiato, insultato, deriso, giudicato e condannato a morte ignominiosa; la crocifissione era il patibolo degli schiavi, dei delinquenti, degli omicida. E’ l’ora del dramma della passione, ma è anche l’ora dell’esaltazione dell’amore; Gesù accetta liberamente questo supplizio, per dirci, dall’alto della croce, in modo palpabile, tutto l’amore che Dio ha per noi. Non ha altra strada, qualunque altro gesto avrebbe dato un’idea non vera di Dio. In questa settimana santa, vogliamo fermarci e restare davanti a Gesù crocifisso, partecipi, almeno un poco, della sua agonia; per recepire come questa agonia continua oggi e si protrae fino alla fine dei tempi; Gesù è crocifisso, in molti, troppi nostri fratelli, in ogni parte del mondo. Restiamo in silenzio, per imparare ad abitare la croce, le infinite croci dell’umanità, ad abbracciare col cuore ogni fratello sofferente, carne dolorante di Cristo. Il colore liturgico proprio della Domenica delle Palme è il rosso, simbolo di amore, passione, sangue e martirio. La composizione floreale, realizzata con foglie di palma chamaerops, di sterlizia e di quercia, insieme a rose rosse, richiama, con la sua bellezza, l’incanto, e la preziosità del mistero che celebriamo. Suor Maria Giorgia Mana

domenica

La Composizione simbolica della V Domenica di Quaresima

V Domenica di Quaresima
Tra coloro che erano saliti al Tempio per il culto vi erano anche alcuni Greci, i quali volevano vedere Gesù. Tutti gli corrono dietro e vogliono incontrarlo, ma Gesù è preso da una realtà altra, interiore, che lo attanaglia: la certezza che è giunta la sua ora. Così risponde a chi vuole vederlo: “...se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto” (Giovanni,12,20-33). La parabola raffigura la morte e la resurrezione di Gesù. Una parola turba questo discorso: cioè, il morire, che Gesù riferisce a se stesso. Perché morire, mentre tutti lo cercano, mentre ha tanto bene da svolgere? Gesù focalizza la sua attenzione sul verbo “produrre”, non sul verbo “morire”. Muore il chicco nella sua forma, ma la vita che contiene in sé, rimane, germoglia, si trasforma, produce frutto. Gesù sa che è giunta la sua ora. L' ora il cui pensiero gli fu compagno tutta la vita come un doloroso presagio. Ora è turbato dal sopraggiungere dell'evento. Ne sente tutta l'angoscia e il rifiuto. L'autore della lettera agli Ebrei descrive i suoi sentimenti di paura e di sgomento quando dice “...offrì preghiere e suppliche con forti grida e lacrime a colui che poteva liberarlo da morte e fu esaudito per la sua pietà” (Ebrei 5,7-9). Gesù prega per sé e ottiene la forza per accettare la sua obbedienza nel soffrire. Questo ci insegna, così conclude la sua missione: Gesù accetta la morte per far capire al mondo, dall'alto della croce, come si ama. Anche noi, chicco destinato alla terra. Ogni nostro dolore, fatica, distacco, diminuzione,... costituisce una piccola o grande esperienza di morte, che ci turba, ci mette in crisi. La risposta istintiva è il rifiuto, la lotta, il contrasto. Eppure, la morte fa parte della vita ed è in funzione della vita. Dio non vuole la morte, la quale è conseguenza del peccato, ma vuole la vita, vuole la nostra gioia, la nostra realizzazione. In quei momenti di “lutto”, Dio è lì nel nostro dolore, soffre con noi, non ci abbandona come non ha abbandonato Gesù, ci dona la forza di reggere, di accettare, di lasciarci lavorare dal Vasaio e “trasfigurare” dalle sue mani e dal suo cuore, perché anche in noi si sciolga l'amore. La composizione simbolica presenta una consistente radice d'albero, su cui sono disposti una pianta di aloe e rami di magnolia in boccio, a indicare aridità e deserto insieme a vita incipiente, prossima a sbocciare. La vita ha sempre la meglio sulla morte. Anche il deserto metterà germogli. Suor Maria Giorgia Mana

lunedì

La Composizione simbolica della IV Domenica di Quaresima

IV Domenica di Quaresima o Domenica Laetare 15 Marzo 2015
Celebriamo oggi la “domenica della gioia”. Il Vangelo ci fa trasalire di meraviglia con la “bella notizia” che va oltre ogni possibile sogno umano: “Dio ha tanto amato il mondo da dare suo Figlio” (Giovanni 3,14-21). I biblisti considerano questo versetto il nucleo centrale del Vangelo di Giovanni, versetto che costituisce la sintesi della storia d'amore tra Dio e l'umanità. In Gesù, l'amore di Dio abbraccia l'umano e l'amore umano abbraccia Dio. Finito e infinito formano un tutt'uno. Così, Dio salva il mondo e salva l'uomo. Da sempre Dio ama. Ama ogni persona con lo stesso amore con cui ha amato suo Figlio Gesù. Ama te ed è interessato alla tua vita, alla tua crescita umana e spirituale, alla gioia che cerchi appassionatamente, alle difficoltà che incontri sul tuo cammino. Dio conosce il tuo nome e lo porta scritto sulle sue mani. Mai ti dimentica. Ama tutti e ci sostiene, ci comunica la sua energia, ci dona la sua tenerezza. Il Padre non ha mandato il Figlio a giudicarci o a condannarci, ma a salvarci a indicarci la via da seguire, a insegnarci come Lui ama. In Lui ogni nostro piccolo tentativo di Amore vero è sacro e può essere il primo passo di una grande avventura personale, di una risposta data liberamente. Ogni gesto di cura e di attenzione ai fratelli, fa vibrare l'universo dello spirito e moltiplica la gioia in tutto il mondo. Il colore liturgico della domenica laetare è il rosaceo: colore della gioia. Non si conosce l'origine precisa di tale usanza che “con la sua dolcezza di “mezzatinta”, segna la metà del cammino intrapreso e, interrompendo la penitenza per un giubilo temperato, anticipa la festività a cui tende” E.Battaglia, F.Rampazzo. Il colore “sacramento” della Bellezza, p.121. La composizione floreale, adeguata al colore liturgico e preparata con fiori di colore rosa, è di forma asimmetrica. I lilium insieme a foglie di aspidistra fermate a nastro, rami di asparagus, di ruscus e rami spogli di actinidia, sono simbolo delle nostre vite offerte a Dio con gioia come risposta al suo dono.
Suor Maria Giorgia Mana

domenica

La Composizione simbolica della III Domenica di Quaresima

III Domenica di Quaresima
Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerualemme. Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e là seduti i cambiamonete. Gesù con una frusta cacciò dal tempio pecore e buoi, rovesciò i banchi dei cambiamonete, gettò a terra il denaro...e disse loro:-" non fate della Casa del Padre mio un mercato". Del tempio di Gerusalemme, come di qualsiasi chiesa, non si può farne un mercato. La forza dell'intervento di Gesù è un segno profetico che impressiona. No, non si fa commercio delle cose di Dio, non si fa compravendita di favori, con candele e parole sprecate. Non è questo il culto che Dio gradisce. "Se entriamo in questo gioco mercantile Dio rovescia il nostro tavolo" (E.Ronchi). Tutt'altro è il tempio di Dio. Tempio di Dio è Gesù, il crocifisso risorto e in lui ogni fratello. Ogni vita è un santuario. Casa di Dio sei tu, sono io. Non vendiamo dignità e libertà in cambio di cose, non sottomettiamoci alle leggi del denaro. Non facciamo mercato della vita. Non lasciamo che ci abiti il male, come le pecore e i buoi nel tempio di Gerusalemme, i quali insudiciano e profanano. Fuori devono stare, fuori dalla Casa del Signore che siamo noi. Profanare l'uomo, l'essere umano che è in noi e negli altri, è il peggior sacrilegio che si possa commettere. Camminare verso la Pasqua significa prendere sempre più coscienza di questa grande meraviglia: in noi abita Dio. In ciascuno Dio fa brillare la sua luce e a tutti chiede di continuare oggi la sua opera in difesa di chi soffre violenza, di chi è umiliato e abusato nella sua dignità. La composizione, ideata con elementi vegetali essicati: canne di bambù, rami di cardi selvatici, insieme a piante di aloe, i quali richiamano l'aridità del deserto con le loro spine e il colore spento, continua a parlarci del tempo quaresimale. Un esile ramo di alchechengi, come guizzo di colore attraversa l'insieme quasi a ricordarci che, se la quaresima è tempo di penitenza e conversione, non è tempo di tristezza, perchè c'è Gesù che accompagna il nostro cammino. L'anfora, indica la nostra sete di Dio. Suor Maria Giorgia Mana

mercoledì

La Composizione simbolica della II Domenica di Quaresima

Gesù torna a pregare “in un luogo appartato”. Stavolta sale su un alto monte insieme a Pietro, Giacomo e Giovanni - dice l'evangelista Marco - “e davanti a loro si trasfigurò”. La sua veste divenne candida e splendente. Immerso in una luce sfolgorante Gesù lascia trasparire la sua divinità. Lo splendore del Tabor è solo un segno di quello che Gesù avrà dopo la morte con la risurrezione. Ma prima il Messia deve soffrire e morire. E' nella preghiera che Gesù si trasfigura. La preghiera può trasfigurare anche noi, può renderci sempre più somiglianti a Dio, cioè più capaci: di perdono, di compassione, di amore verso ogni fratello e sorella, senza pretendere di essere ricambiati, di tenerezza verso tutta la creazione. La composizione per la liturgia
Una composizione, di forma ascendente, strutturata da un insieme di ceri disposti tra rami di magnolia, di ruscus e di asparagus, richiama il monte e la luce del Tabor. La struttura si regge su due ciotole dal diametro di 22 e 18cm; la spugna oltrepassa il bordo di 16cm per la prima e 10 per la seconda. Le candele di diversa altezza (e precisamente di 50, 40, 30, e 24cm) sono state fornite di 2 stecchini, che oltrepassano la base di almeno 12cm fermati saldamente con nastro adesivo, perché possano essere inseriti nella spugna e le candele siano dritte. Le due ciotole vanno sistemate, come si può vedere dalla foto, in posizione un po' obliqua. Le spugne risultano di altezza diversa per dare l'idea di salita. Suor Maria Giorgia Mana

domenica

La composizione simbolica della prima domenica di Quaresima

La composizione per la liturgia nasce sempre dalla Parola di Dio, meditata, accolta e vissuta. • In Quaresima la composizione sarà una sola. Il deserto ci ispirerà la scelta degli elementi simbolici (come rami secchi, rami spinosi, radici, piccole piante selvatiche, pietre grezze... ecc. poche cose sono sufficienti), da elaborare e disporre con cura creativa, per essere in seguito presentati alla Comunità celebrante, cosi che tutti possano essere aiutati a entrare nel deserto e a farne, in qualche misura, l'esperienza interiore. Lo stile rustico, a cui si è poco abituati, sostituisce lo stile elegante dei fiori adatto per la festa e, con messaggio appropriato, raggiunge le nostre sensibilità con una sua efficacia. Anche l'arte povera può trasmettere messaggi inediti, che illuminano e richiamano alla semplicità della vita. Lo Spirito di Dio lavora anche attraverso i segni semplici e va oltre le nostre abitudini, le preferenze, i preconcetti, le tradizioni, educando il nostro cuore all'essenziale. • Una seconda possibilità potrebbe essere data da una composizione preparata con sole foglie, di varietà diverse, (oppure foglie e rami).
• La terza possibilità potrebbe essere una semplice pianta verde.
A questo punto sembra importante un chiarimento circa i fiori in chiesa nel tempo quaresimale. Le norme liturgiche contenute nell'Ordinamento Generale del Messale Romano al n. 305. dicono: “Nel Tempo di Quaresima è proibito ornare l'altare con fiori. Fanno eccezione, tuttavia, la Domenica Laetare (IV di Quaresima), le solennità e le feste”. La presente disposizione, secondo l'interpretazione comune, non permette l'uso dei fiori sull'altare ma oltre l'altare si, (quindi, i fiori si mettono); forse va tenuto presente che la norma non contiene divieti rispetto ad altri orientamenti riguardanti i fiori in chiesa durante la Quaresima; si potrebbe anche scegliere di non mettere fiori. Una testimonianza lampante ci viene dalla tradizione Monastica, che ha conservato la linea austera di sempre, la quale esclude la gioia dei fiori durante la Quaresima, come richiamo costante alla penitenza e alla conversione; linea che include, una pedagogia spirituale, pienamente condivisa anche da molti pastori, educatori e liturgisti e che qui vogliamo sostenere. Fr. Didiér Mouvet monaco benedettino dell'Abbazia di Tamié (Francia) Suor Maria Giorgia Mana

sabato

lunedì

Tempo di Quaresima

1° Domenica - Gesù nel deserto La Quaresima è un Tempo liturgico importante che dura 40 giorni e mira a farci rivivere spiritualmente l'esperienza di Gesù nel deserto. Il Vangelo della prima domenica presenta Gesù, il quale... “fu condotto dallo Spirito nel deserto dove, per 40 giorni, fu tentato dal diavolo”. “Non mangiò nulla in quel tempo”. (Lc 1, 2A). Il suo pane era la preghiera e l'unione spirituale con la volontà del Padre suo. Come premessa alla sua vita pubblica, Gesù si ritira nella solitudine assoluta, per una preparazione interiore, un addestramento alla lotta contro la tentazione, le forze del male, il peccato, il dolore, la morte. È lì, in quella situazione che noi lo vogliamo raggiungere. Anche noi siamo “spinti” dallo Spirito nel deserto, per imparare da Gesù come si affrontano le questioni difficili, il nuovo, l'imprevisto, la malattia, la morte; per imparare il senso del silenzio, la preghiera, il digiuno, l'ascesi, l'amore, la contemplazione, che operano la conversione del cuore e educano alla vita evangelica. Con questa scelta stravolgente Gesù ha qualcosa di straordinario da dirci, proporci, regalarci. I testi biblici che vengono presentati ogni domenica dalla liturgia, ci accompagnano in questo cammino quaresimale

ceneri 2015

martedì

Quaresima

Nel tempo di Quaresima è proibito ornare l’ altare con fiori. Fanno eccezione tuttavia la domenica Laetare ( IV di Quaresima), le solennità e le feste. ( O.G.M.R. n.° 305 ). Gesù per quaranta giorni rimane nell' austerità del deserto, tentato da Satana. E' a Lui che dobbiamo guardare. In questo periodo, per tradurre con segni visibili e adatti , capaci di avvicinare la comunità allo spirito e all' imitazione di Gesù nel deserto, da sempre, il luogo di culto veniva spogliato di ogni ornamento e dei fiori. Come alternativa allo stile rigoroso che adotta come segno lo spogliamento totale , è possibile proporre per la Quaresima come per l' Avvento altri segni simbolici , ricchi di significato senza cadere nell' allegoria.Sono elementi adatti al messaggio che si vuole trasmettere, i rami spogli, le radici, le cortecce, rami con foglie stabilizzate , rami di betulla, rami di palma, di agrifoglio, di acacia, di cardi, insieme a piccole piante grasse come l' echinopsis, l' echeveria, la comune pianta grassa a rosetta, l' aloe, l' agave, il muschio, e sassi levigati di torrente. Il materiale non manca, basta saperlo scoprire, scegliere e adattare bene. Accanto al tabernacolo, se è posto fuori dall’ altare della celebrazione, è bene anche in Quaresima, conservare insieme alla lampada, la presenza dei fiori; ( perenne primavera ). Dove e qualora vi sia l’ esposizione solenne del SS. Sacramento per l’Adorazione Eucaristica, ( Sante Quarantore ) il consentito arredo floreale sia fatto con molta sobrietà.

lunedì

Quaresima - Dal fratello Didier Tamié -

1 Domenica
2 Domenica
3 Domenica
4 Domenica
5 Domenica

Giornata della vita consacrata ( REALIZZATE DA Suor Giorgia Mana )

In questo anno dedicato da Papa Francesco alla Vita Consacrata, la Giornata del 2 febbraio, festa della Presentazione di Gesù al Tempio, assume un valore tutto nuovo. Un clima di gioiosa partecipazione ci accoglie intorno all'altare del Signore, per celebrare la memoria della nostra chiamata e della nostra risposta; per dire grazie e consegnare a Dio i nostri desideri di piena adesione agli orientamenti e ai nuovi orizzonti che Francesco apre nella sua Lettera apostolica ai consacrati. Come un Pastore egli annulla le distanze e si fa vicino per indicarci, in questo oggi di crisi e stravolgenti cambiamenti, la strada da seguire, le urgenze e le priorità da evidenziare. L'invito a rivedere il passato con riconoscenza a Dio e ai Fondatori, a vivere il presente con passione e a preparare un futuro di trasformazione e di speranza, ci ha sorpresi e conquistati. Il Papa si attende che la nostra vita lasci trasparire la gioia, quella gioia che viene dalla bellezza di vivere il vangelo di Gesù, dall'annuncio, dalla testimonianza e dalla profezia. Una profezia capace di “risvegliare il mondo”, di affascinarlo, con l'attenzione ai suoi bisogni, contraddizioni e smarrimenti. Il profeta riceve da Dio la capacità di scrutare la storia e di interpretare gli avvenimenti; la capacità di discernimento e di denuncia del male, delle ingiustizie, della corruzione, degli abusi, perché il profeta è libero e non deve rispondere ad altri padroni se non a Dio. Essere profeti significa assumere un compito di grande responsabilità e di grande impegno, disposti a pagare di persona senza sconti. Ma questo non deve fare paura perché Dio è con noi. (Ger 1,8). Siamo certi che, l'anno dedicato alla vita consacrata, sarà un tempo di Dio ricco di grazia, di conversione e di vitali trasformazioni. La composizione floreale, preparata con fiori bianchi, parla di bellezza, di vita e di movimento. Vuole simboleggiare il nuovo stile di vita che ci attende, il cammino verso le periferie del mondo, lontane e vicine; le periferie interiori di chi cerca speranza, senso, risposte alle domande profonde, alla fame dello spirito.

Proposta per la Festa del Battesimo di Gesù

realizzato da Daniela Canardi

Proposta per l' Epifania

realizzata dalla carissima Daniela Canardi