giovedì

Comunicazione dalla redazione

Carissimi, abbiamo preso in esame alcune foto che avete inviato . Purtroppo notiamo un'eccessiva presenza di drappi che distolgono l'attenzione , fiori sull' altare ecc... , sinceramente non troviamo corrispondenza con i criteri ai quali il servizio di fioritura liturgica fa riferimento. Pertanto pur apprezzando il notevole impegno con dispiacere dobbiamo comunicarvi che non è possibile pubblicare le foto sulla pagina. Certi della vostra comprensione vi inviamo i nostri più cari saluti. La redazione

sabato

Corso di introduzione all'Arte Floreale Liturgica

Carissimi, ci sono giunte spesso richieste riguardo all'attivazione dei corsi, desideriamo informarvi che nella nostra riunione di qualche giorno fa abbiamo preso in esame  l'argomento corsi. Vorremmo poter offrire ampie possibilità  e ci attiveremo per offrirvi tutte lo possibilità secondo le seguenti tipologie :
-formazione attraverso il nostro blog , forum e pagine facebook che consente  la totale gratuità per i fruitori ma limita di fatto molti aspetti primo fra tutti quello con il confronto diretto con i nostri responsabili  della formazione
-formazione in presenza in luogo individuato dall'equipe e che permetta un costo non eccessivo e che i corsisti potranno raggiungere personalmente.
- formazione a richiesta di una realtà particolare ( Parrocchia, Comunità, o Diocesi) dove si dovranno concordare tempi modi e costi per coprire quantomeno le spese  dei nostri responsabili della formazione per recarsi e permanere sul posto durante la formazione.

In prima battuta conseguentemente alla formazione già da tempo in atto attraverso i video, le pagine facebook, il blog, il forum e il canale you tube , accettando la disponibilità della Comunità Pastorale delle parrocchie di Velletri Nord abbiamo programmato il primo corso introduttivo all'Arte Floreale della Liturgia che avrà luogo a Velletri presso l'Arcipretura Parrocchiale del S.S.Mo Salvatore dal 6 al 8 Maggio 2016


giovedì

La Domenica della misericordia

Shalom !  Pace a voi !


La presente domenica conserva un forte legame con la celebrazione della Pasqua. La sera di Pasqua, Gesù viene tra i suoi, nel luogo dove si trovavano, a porte chiuse per timore dei giudei e li saluta così: “ Pace a voi! ”. Il termine significa: ogni bene da parte di Dio. Poi effonde il suo Spirito: il regalo più grande che poteva fare loro e che portava in cuore. Gesù mostra le mani e il costato; le ferite sono ancora visibili, non sono scomparse dal Corpo del Risorto. (cf. Gv 20,19-31)
Da quei fori sgorga la Pace che Egli porta ai “suoi”, a tutti noi, a tutta l'umanità, a tutto l'universo. Da quelle profonde ferite sgorga l'infinita Misericordia di Dio, che oggi celebriamo. Misericordia che chiede di avvolgerci, di abbracciarci, di abitarci. Chiede di essere vissuta nel quotidiano e portata agli altri, portata al mondo bisognoso dei doni di Dio.

Misericordias Domini,
           in aeternum cantabo

                       



Composizione floreale

I fiori conservano i colori pasquali, cioè, nella composizione, dominano i colori della luce (fatta eccezione per i rami di pesco, che sono rosa), tenuto presente che il colore liturgico proprio di questa domenica è il bianco. Gli elementi impiegati per la composizione sono: tulipani, (di colore bianco, giallo e arancio) rami di forsizie e rami di pesco in fiore; una radice d'albero con vuoti che possono contenere piccoli vasi con acqua. Nel vasetto situato al centro della radice, sono stati disposti i tulipani. I rami di forsizia e i rami di pesco, sono stati disposti in una ciotola con spugna, situata dietro la radice. (a cura di suor Maria Giorgia Mana)


  in alto a sinistra dipinto di Marko Ivan Rupnik

martedì

Il servizio si arricchisce di un nuovo strumento : Il forum di Arte Floreale per la Liturgia

Carissimi abbiamo notato con piacere che il numero degli utenti della pagina è in continua crescita e questo ci rende consapevoli che il servizio va migliorato. Per non appesantire le pagine attive su facebook, nelle quali restano fruibili gli album fotografici dedicati e i video a tema e, per lasciare posto ai vostri post, nella convinzione che la formazione del fiorista liturgico ha bisogno di ulteriori approfondimenti e materiali nonchè di scambio di opioni ed esperienze, abbiamo deciso di affiancare alle pagine Facebook, al blog istituzionale Arte floreale per la liturgia ed al canale you tube anche un forum nel quale sono fruibili altre rubriche. Ne Forum è a disposizione una chat per gli utenti e un'area dedicata esclusivamente alla formazione.
Il forum è a già attivo attendiamo le vostre registrazioni e la vostra collaborazione nello scambio di opinioni e materiali. Trovate il forum al link seguente a voi tutti come sempre auguriamo buon ministero L'Equipe di Arte Floreale per la Liturgia.
http://arteflorealeliturgia.forumattivo.it/forum

sabato

CRISTO è RISORTO


Esulti di gioia la terra,   
esulti la Chiesa,
esulti il nostro cuore: Alleluia! Alleluia!


“Il Signore è risorto per dirci che,
di fronte a chi decide di amare,
non c'è morte che tenga,
non c'è tomba che chiuda,
non c'è macigno sepolcrale che non rotoli via”
                                                          (T. Bello)


 La composizione floreale, che abbraccia  il cero pasquale, simbolo di Cristo, poggia su due ciotole preparate con la spugna, nascoste con cura da elementi floreali.
Il colore che la liturgia pasquale indica è il bianco, colore della festa, colore della luce, che  si può collegare al colore giallo, nella sua vasta gamma di sfumature.

Forsitzie e ranuncoli, come una festa, riflettono i colori luminosi del mattino di Pasqua e richiamano il giardino della Resurrezione. Il ramo di palma simboleggia la vittoria di Cristo sulla morte.

a cura di suor Maria Giorgia Mana

mercoledì

Venerdì santo




La liturgia del Venerdì Santo si svolge in tre momenti: Liturgia della Parola, Adorazione della Croce, Comunione Eucaristica. (Il colore liturgico proprio è il rosso)
La lettura della Passione secondo Giovanni costituisce il modo privilegiato di accesso al mistero pasquale, che in questo giorno riviviamo come morte del Signore”.
Gesù non oppone resistenza ai suoi aguzzini, si consegna volontariamente alla morte e dalla morte liberamente accettata, sgorga la giustificazione cioè la salvezza per tutti noi. Dalla sofferenza, dall'umiliazione e dal fallimento, sorge la sua glorificazione. Cristo che muore sulla croce, passa da questo mondo al Padre. Ed è già Pasqua. Non è tempo di lutto e di tristezza “fine a se stessi”, ma giornata che prepara alla pienezza dell'evento che verrà celebrato nella grande veglia pasquale il giorno seguente.

Composizione floreale. Va sottolineato che, la liturgia del venerdì santo, conserva uno stile sobrio e spoglio privo di fiori. Nei luoghi dove l'adorazione della Croce si protrae oltre la liturgia, è possibile l'uso moderato di fiori.

La composizione qui proposta, presenta due rami di palma che avvolgono, in parte, l'asta verticale della croce, che erge dalla composizione stessa. Alla base rami di palmette e rami di ulivo, insieme ad aralie e felci, tracciano la forma vaporosa di un cespuglio da cui emergono amarilli e garofani rossi.

a cura di Suor Maria Giorgia Mana




L' altare della Reposizione

« Nobiltà e decoro»
L’ Eucaristia è il piccolo lievito che la Trinità beata ha gettato nella grande massa del mondo, e tutta l’ umanità ne è in fermento. ( Ascensione pag.86 ) – Beato Giustino Russolillo

Il luogo dove viene riposto e custodito il Pane eucaristico dopo la Messa “ in Coena Domini “, il Giovedì santo sera, continua ancora oggi da parte di molti fedeli ad essere chiamato “ sepolcro “. La Chiesa nostra madre, ci esorta a correggere questo termine che risulta improprio. Definire “ sepolcro “ il luogo dove è riposta l’ Eucaristia non è corretto come si diceva prima, in quanto è un termine che si riferisce prettamente nell’ ambito di una pietà che non riguarda la verità della liturgia, ma piuttosto alla devozione.
 La Congregazione per il Culto divino, scrive al riguardo: «Si eviti il termine stesso di “sepolcro”: infatti la cappella della reposizione viene allestita non per rappresentare “la sepoltura del Signore”, ma per custodire il pane eucaristico per la comunione che verrà distribuita il Venerdì della Passione del Signore» (Preparazione e celebrazione delle feste pasquali, 55 del 1988). Queste parole dovrebbero orientare anche l’arredo, che non prevede la presenza di statue o immagini (a meno che non siano affreschi o dipinti che fanno parte della cappella!) e tanto meno una loro apposita collocazione.
L’arredo quindi dovrebbe essere festivo e anche di buon gusto. «Dopo la mezzanotte si faccia l’adorazione senza solennità, dal momento che ha già avuto inizio il giorno della Passione del Signore» (ivi, 56). Il buon senso e il buon gusto devono suggerire quali luci accendere la mattina del Venerdì santo affinché gli occhi e il cuore si orientino al particolare mistero di questo giorno senza venir meno all’onore dovuto alla custodia eucaristica. Si riservi una cappella per la custodia del Santissimo Sacramento e si orni in modo conveniente, perché possa facilitare l’orazione e la meditazione si raccomanda il rispetto di quella sobrietà che conviene alla Liturgia di questi giorni, evitando o rimuovendo ogni abuso contrario. Se il tabernacolo è collocato in una cappella separata dalla navata centrale, conviene che in essa venga allestito il luogo per la reposizione e l’adorazione ( ivi, 49 ).
Non si può, dunque, alimentare una pratica che non si adatta neppure nel “ nome “ alla verità della liturgia. Questo non impedisce di incoraggiare ed educare i nostri fedeli a visitare le chiese,magari sette, a intrattenersi e adorare la presenza eucaristica, dinanzi agli “ altari della reposizione “, preparati con immensa cura e circondati di solennità. ( da La Vita in Cristo e nella Chiesa ).

Risulta dunque evidente come la fioritura del Giovedì santo mai potrà prevaricare i temi della giornata; si consiglia quindi di evitare quelle esagerazioni che - quando non disturbano e non distraggono dalla partecipazione piena, attiva e consapevole alla celebrazione – quantomeno anticipano ingiustificatamente la festa della Pasqua. La fioritura, possibilmente di stagione e sui toni del bianco, andrà senza dubbio ad onorare l’altare della reposizione, ( lungi dall’essere un “sepolcro”, sarà convenientemente ornato),  presso il quale i fedeli adoreranno il pane vivo; un piccolo richiamo, un sobrio bouquet che ne richiami toni e materiali, potrebbe essere collocato nei pressi dell’altare principale. Una precisazione sembra doverosa sul colore della fioritura: accanto al bianco non sembra esagerato accostare un rosa tenue, colore che rimanda alla primavera che sta per venire.

martedì

Giovedì santo




La Comunità cristiana radunata attorno all'altare, simbolo di Cristo, celebra il memoriale dell'ultima cena, la cena in cui Gesù istituisce l'Eucaristia. Quella notte, Gesù trasforma il pane e il vino, presenti sulla mensa, nel suo corpo e nel suo sangue e ne fa dono a noi, come cibo di salvezza, seme di resurrezione, forza nel cammino della vita. Una Presenza che trasforma, dona la sua capacità di amare, di vedere i bisogni altrui, di vivere il non giudizio, la misericordia, il perdono, la gioia, lo stupore, gli ideali, i sogni.
E' un momento di intimità con il Signore, di gratitudine e di letizia vera per il dono ricevuto e, al tempo stesso, momento di mestizia; la mestizia che pervade di fronte al tradimento a tavola, all'incomprensione, al complotto, alla somma pattuita; la mestizia di chi riceve le ultime volontà, del Maestro, il suo testamento e l'addio, perché è giunta “la sua ora”, l'ora della passione.
La partecipazione e il vivo coinvolgimento personale, fanno parte del cammino di fede, di speranza e di amore, che ciascuno di noi si propone ora di fare insieme a Gesù.

La composizione floreale è stata preparata con rami di forsitzia disposti, (nei loro movimenti naturali), in due cespugli, che salgono leggeri sulla parte centrale dell'altare, come festoso ornamento della sacra mensa. Alla base le rose bianche dicono amore, e purezza. Piccole foglie di felci e aralie completano l'insieme.

N.B. (Presso l'altare della Reposizione, è bene evitare ogni eccesso di fiori, piante, drappi e cose varie, spesso distraenti e limitarsi all'essenziale. Basta una sola composizione floreale, di dimensioni proporzionate all'ambiente, curata e significativa).
a cura di Suor Maria Giorgia Mana

domenica

Domenica di Passione o delle Palme

E’ la domenica che precede la Settimana Santa e la Pasqua: cuore del Mistero Cristiano; in essa la Chiesa celebra il trionfale ingresso di Gesù in Gerusalemme, osannato dalla folla che lo salutava agitando rami di palma (Giovanni 12,12-15). Celebrazione nata nel IVsec. a Gerusalemme, dove si volle riprodurre e rivivere il fatto evangelico, attraverso la partecipazione attiva dei fedeli. Rito che si diffuse poi in tutto il mondo cristiano. E’ chiamata “Domenica di Passione” perché nella liturgia della Parola viene proclamata la Passione di Gesù, secondo uno dei sinottici. La folla grida “osanna” e stende mantelli al passaggio di Gesù; un “evviva” breve, che, ben presto, si tramuta in urlo maledetto:“Sia crocifisso!”. Per lui la pena di morte. Venduto, schiaffeggiato, insultato, deriso, giudicato e condannato a morte ignominiosa; la crocifissione era il patibolo degli schiavi, dei delinquenti, degli omicida. E’ l’ora del dramma della passione, ma è anche l’ora dell’esaltazione dell’amore; Gesù accetta liberamente questo supplizio, per dirci, dall’alto della croce, in modo palpabile, tutto l’amore che Dio ha per noi. Non ha altra strada, qualunque altro gesto avrebbe dato un’idea non vera di Dio. In questa settimana santa, vogliamo fermarci e restare davanti a Gesù crocifisso, partecipi, almeno un poco, della sua agonia; per recepire come questa agonia continua oggi e si protrae fino alla fine dei tempi; Gesù è crocifisso, in molti, troppi nostri fratelli, in ogni parte del mondo. Restiamo in silenzio, per imparare ad abitare la croce, le infinite croci dell’umanità, ad abbracciare col cuore ogni fratello sofferente, carne dolorante di Cristo. Il colore liturgico proprio della Domenica delle Palme è il rosso, simbolo di amore, passione, sangue e martirio. La composizione floreale, realizzata con foglie di palma chamaerops, di sterlizia e di quercia, insieme a rose rosse, richiama, con la sua bellezza, l’incanto, e la preziosità del mistero che celebriamo.

a cura di suor Maria Giorgia Mana

Domenica delle Palme (Anno C) - Commento tratto da omelia di P.Ermes Ronchi

Uomini vanno a Dio nella loro tribolazione, piangono per aiuto, chiedono pane. Così fan tutti, tutti. Uomini vanno a Dio nella sua tribolazione. I cristiani stanno vicino a Dio nella sua sofferenza» (Bonhoffer). Esigenza di ogni vera innamorata sequela non è ammirare il Signore, ma accompagnarlo, mentre si consegna alla Notte, mentre è l'Abbandonato che si abbandona all'Altro per gli altri: è il grande principio biblico della imitazione di Dio. E so che non capirò mai del tutto, ma so anche che Cristo non è venuto nel mondo perché lo comprendessimo, ma perché ci aggrappassimo a lui, afferrandoci alla croce e lasciandoci semplicemente trasportare da lui, su in alto verso il grande Regno della vita. 
«Tu che hai salvato gli altri, salva te stesso, se sei il Cristo». Per ben tre volte queste parole aggrediscono il crocifisso. Sono il ritornello fascinoso e terribile che accompagna Gesù dai giorni del deserto: «se sei il Cristo, fai un miracolo, conquistaci, imponiti, sii il più forte, scendi dalla croce – lo dicono tutti, capi, soldati, malfattore – allora crederemo che sei tu il Messia». Qualsiasi uomo, qualsiasi re, potendolo, scenderebbe dalla croce. Lui, no. Solo un Dio non scende dal legno, solo il nostro Dio. Il nostro è il Dio differente: è il Dio che entra nella tragedia umana, entra nella morte perché là va ogni suo amato figlio. Sale sulla croce per essere con me e come me, perché io possa essere con lui e come lui. Essere in croce è ciò che Dio, nel suo amore, deve all'uomo che è in croce. Perché l'amore conosce molti doveri, ma il primo di questi è di essere con l'amato. Qualsiasi altro gesto ci avrebbe confermato in una falsa idea di Dio. Solo la croce toglie ogni dubbio, è lo svelamento supremo di Dio. La croce è l'abisso dove Dio diviene l'amante. 
«Ricordati di me», prega la paura dell'uomo. «Sarai con me», risponde l'amore. «Ricordati di me», supplica il malfattore. «Oggi sarai con me, in paradiso», assicura l'Innocente. E si preoccupa, fin dentro l'ultima agonia, non di sè, ma di una speranza per chi gli muore a fianco. Lì, in quel malfattore giustiziato, è stato consacrato il mistero della persona umana: nel suo limite ultimo l'uomo è ancora amabile, ancora salvato. Nessuno è perduto per sempre, nessuno potrà andare così lontano da non poter essere raggiunto: sarai con me. Le braccia di Gesù, distese e inchiodate in un abbraccio che non può rinnegarsi, dicono solo accoglienza che non esclude, porte dell'Eden spalancate per sempre, cuore dilatato fino a lacerarsi molto prima del colpo di lancia: genesi dell'uomo in Dio. Sono i giorni del nostro destino: l'uomo nasce dal cuore trafitto del suo creatore.
commento prelevato da http://www.qumran2.net/

Terzo anno di pontificato di Papa Francesco

Nel Ringraziare il Signore per averci donato un pastore amorevole come Papa Francesco col cuore in festa per questo suo terzo anno di Pontificato, eleviamo al Padre Celeste la nostra preghiera a sostegno del suo ministero.


venerdì

V Domenica di Quaresima - Commento tratto da omelia di P.Ermes Ronchi

Mosè ordina di uccidere quelle così. E tu, cosa dici? Il maestro si china e scrive col dito sulle pietre del cortile. Gesù evita perfino di guardarci in faccia quando ci lasciamo prendere dai nostri furori di accusare e di farci giustizia; evita perfino di incrociare il nostro sguardo, quando questo ha come obiettivo la morte.
Chi è senza peccato scagli per primo la pietra contro di lei. Gesù non rinnega la legge, chiede solo che chi si erge a difensore della legge per condannare gli altri, sia il primo a praticarla. Se ne andarono tutti, cominciando dai più vecchi. Tutti: per dire che nessuno ha il diritto di condannare. Gesù rimane solo con la donna. Si alza. Un gesto bellissimo: si alza davanti all'adultera, come ci si alza davanti alla persona attesa e importante; si alza, dal selciato di pietra alla donna, dalla polvere agli occhi di lei. Cosa hai visto Signore in quegli occhi? La paura di morire, la vergogna, il baratro nero della morte, un brivido di speranza? 
E le parla. Nessuno le aveva parlato, era solo una cosa trascinata là in mezzo. E la chiama donna. Gesù non vede una peccatrice, vede una donna, fragile certo, ma vera, che vuole vivere, capace di amare molto e per questo molto le è perdonato. Lei non è il suo errore; non appartiene più al suo passato, ma al suo futuro, ai semi che verranno seminati, alle persone che verranno amate, ai progetti da realizzare. Dove sono? Quelli che sanno solo lapidare e seppellire di pietre, dove sono? Non qui devono stare. Quelli che sanno solo vedere peccati intorno a sé, e non dentro di sé, dove sono? Non qui. Gesù vuole che scompaiano gli accusatori; come sono scomparsi dal suo campo visivo, così devono scomparire dal cerchio dei suoi amici, dai cortili dei templi, dalle navate delle chiese. Neppure io ti condanno. Gesù non giustifica l'adulterio, non banalizza la colpa, ma fa ripartire la vita, riapre il futuro. Il cuore del racconto non è il peccato da condannare o da perdonare, ma un Dio più grande del nostro cuore, la cui prima legge è che l'uomo viva. 
Va' e d'ora in avanti... «Verginità è salpare ad ogni alba verso terre intatte» (D. Montagna). Ciò che conta è andare, d'ora in avanti, è questa promessa di strade, di grano che matura nel sole, è profezia di umanità nuova. Non darmi, Signore, l'innocenza: è un miracolo che non so portare; quella conservala per i tuoi santi che sanno custodirla senza orgoglio. A me concedi la grazia di vederti mentre ti alzi in piedi davanti a me e mi parli, l'umiltà di lasciare cadere di mano tutte le pietre che avevo preparato, la gioia di sentirmi perdonato da te. E non lancerò mai più pietre.
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mercoledì

IV Domenica di Quaresima - Commento tratto da omelia di P.Ermes Ronchi

Il centro della parabola è la rivelazione del cuore di Dio; al suo volto dobbiamo guardare, non ai peccati diversi ed equivalenti dei due figli. 
Il prodigo è storia di umanità decaduta eppure incamminata, dissacrata eppure con dentro la nostalgia di Dio. Se ne va, un giorno, il giovane, in cerca di felicità: crede di trovarla nelle cose e nel piacere. Ciò che trova invece è una diminuzione di umanità: il libero ribelle è diventato servo, ridotto a contendere le ghiande ai porci, a morire di fame. Così è il peccato: tutto ciò che fa diminuire la nostra umanità. Eppure anche nell'ultimo naufragio rimane un santuario di nobiltà: «Allora rientrò in se stesso», convertendosi a sé più che al padre. Ma nel fondo di se stesso il figlio trova due forze: un desiderio di vita («Io qui muoio!») e l'immagine del padre. Solo chi cerca la vita troverà Dio. E, viceversa, si può dire che soltanto chi cerca davvero Dio troverà la pienezza della vita. Ed è così cheINIZIA IL VIAGGIO. Non torna per amore, torna per fame. Non per pentimento, ma perché la morte ormai gli cammina a fianco. Cercava un buon padrone, non osava ancora, non osava più cercare un padre: «Trattami come un servo». Cercava vita, troverà Dio. «Il padre lo vide da lontano, commosso gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò». E interrompe i discorsi che il figlio aveva preparato, il suo proposito di tornare come servo. Lo interrompe, per convertirlo proprio da quell'idea. Il padre è stanco di avere dei servi invece che dei figli. Almeno il lontano che torna gli sia figlio. Il peccato dell'uomo è di essere schiavo invece che figlio di Dio (S. Fausti). «Presto, dice, anello, abiti, un banchetto, una festa!». Il centro della parabola è la rivelazione del cuore del Padre; al suo volto dobbiamo guardare, non ai peccati diversi ed equivalenti dei due figli. A lui non interessa condannare e neppure assolvere, non interessa giudicare o pareggiare i conti, ma esprimere un amore esultante, indistruttibile, incondizionato. Dio è esclusivamente amore. Il figlio maggiore torna dai campi, vede ed entra in crisi. Non riesce ad accettare come fratello quel dissoluto («Questo tuo figlio», dirà), non accetta un padre che fa festa al figlio ribelle (infatti mai lo chiama: «Padre»). Io ho sempre ubbidito, ho osservato tutti i tuoi comandi, e a me neanche un capretto! È l'uomo dei rimpianti, onesto e infelice, che ha perso la gioia di vivere: non ama quello che fa', lo subisce, e il cuore è assente. Quanti cristiani sono così, onesti e infelici, i «cristiani del capretto» (Turoldo): sono stato bravo, cosa me ne verrà in cambio? Vivono da salariati e non da figli. Ma l'amore del padre non è commisurato ai meriti dei figli, sarebbe amore mercenario. Non si misura su di un capretto. Non c'è nessun capretto, c'è molto di più: «Tutto ciò che è mio è tuo».

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Domenica Laetare a cura di Suor Maria Giorgia Mana


E' la domenica della letizia, della gioia e dell'abbraccio.
Il Padre misericordioso, ha ritrovato il figlio ribelle, fuggito di casa in cerca di  esperienze stravaganti. Dio è un Padre che non può permettersi di perdere  un figlio; sa attendere, non rimprovera, non gli rinfaccia nulla, ma lo abbraccia, lo avvolge e lo  perdona; l'Amore infinito di Dio, si fa Misericordia e perdono.
Composizione floreale.
Il colore liturgico proprio di questa domenica è il rosa, che simboleggia la gioia,
la novità, la festa del perdono, la danza dei riconciliati.
I rami di pesco in fiore, disposti insieme a ranuncoli bianchi, danno all'insieme, un tocco di novità. parlano di vita incipiente, primavera imminente e annunciano la Pasqua ormai vicina.


lII Domenica di Quaresima - Commento tratto da omelia di P.Ermes Ronchi

Credete voi che quei diciotto sopra i quali rovinò la torre di Siloe e li uccise, fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, vi dico, ma se non vi convertirete, perirete tutti allo stesso modo. Un tale aveva un fico nella vigna e venne a cercarvi frutti., ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: Taglialo. Perché deve sfruttare il terreno? Ma quegli rispose: Padrone, lascialo ancora quest'anno, finché io gli zappi attorno e vi metta il concime...
acconti di morte, nel vangelo, e grandi domande. Che colpa avevano quegli uomini? È Dio che guida la spada? Gesù prende le difese sia di Dio, sia degli uccisi: non è Dio che arma la mano di Pilato, che aggiunge sangue a sangue, che abbatte torri; non ci sono colpe segrete da punire. «Dov'era Dio?». Ci domandiamo tutti nel giorno del dolore innocente. Dio era lì, certamente. Ma non si frappone fra vittima e carnefice, è ancora crocifisso con la vittima; non spezza le lance degli uccisori, ne è trafitto insieme. Questo io so: Dio si coinvolge. Potente come l'amore. Impotente come l'amore. Perché può solo ciò che l'amore può. E agisce là dove nascono paura e forza e pietà e conversione. Dio sta nel riflesso più profondo delle lacrime, a farsi confine alle tue lacrime, con la speranza. Con la risurrezione. Crocifisso nei suoi figli sulle infinite croci della terra.
Se non vi convertirete, perirete tutti. La gente va da Gesù a porgli problemi d'altri ed è richiamata a guardarsi dentro. Abbiamo visto due torri crollare, un 11 settembre , ma vi abbiamo letto solo un evento storico, evento d'altri, e non un appello alla nostra conversione. Dov'era Dio? No. Dov'era l'uomo, quel giorno? Se l'uomo non cambia, se non imbocca altre strade, se non si converte in costruttore di alleanza e di libertà, questa terra andrà in rovina perché fondata sulla sabbia della violenza e dell'ingiustizia. Se non vi convertirete, perirete tutti. Forse non nel fragore delle torri, ma nel dramma silenzioso della sterilità. L'ultima parabola mostra Dio che viene nella pazienza di un contadino: «Voglio lavorare ancora un anno attorno a questo fico e forse porterà frutto». Ancora un anno, ancora un giorno, la speranza smuove il calendario, rilancia la vita. «Forse, l'anno prossimo porterà frutto». In questo forse c'è il miracolo della pietà divina: una piccola probabilità, uno stoppino fumigante, una canna incrinata sono sufficienti a Dio. Si accontenta di un forse, si aggrappa a un fragile forse. Lascia un altro anno ai miei tre anni di inutilità; e si fida, oltre ogni speranza. Per lui il bene possibile domani conta più della sterilità di ieri. Convertirsi è credere a questo Dio, non al padrone che minaccia morte, ma al contadino fidente che si prende cura di quella zolla di terra che è il mio cuore. Dio si fida di me, io mi fido di Dio. In questo incontro di fedi, da un raddoppio di fiducia nasce la salvezza. Salvezza è portare frutto, per altri. Come il fico che, se vive solo per sé, non vive. Che, per vivere, deve dare, per la fame e la gioia d'altri, un frutto che permetta ad altri di gustare la vita e di maturarvi i propri frutti buoni.

domenica

ll Domenica di Quaresima - Commento tratto da omelia di P.Ermes Ronchi Luca 9, 28-36



                                                           
Gesù salì su un alto monte. I monti sono come indici puntati verso il mistero e le profondità del cosmo, raccontano che la vita è un ascendere verso più luce, più cielo. Lassù il volto di Gesù brilla come il sole, le sue vesti come la luce. Quel volto di sole è anche il nostro volto: ognuno ha dentro di sé un tesoro di luce, un  sole interiore (voi siete luce del mondo), una bellezza che condividiamo con Dio.
Un Vangelo di luce a ricordarci che la vita spirituale consiste nella gioiosa fatica di liberare la luce e la bellezza sepolte in noi e nell'aiutare gli altri a fare lo stesso. Il Vangelo viene per questo, viene come una primavera: porta il disgelo nei cuori, risveglia quella parte luminosa, sorridente, generosa e gioiosa che abbiamo dentro, il nocciolo, il cuore, la nostra vera identità.
Lo stupore di Pietro: che bello qui! Non andiamo via... ci fa capire la nostra vocazione. Siamo chiamati tutti a trasfigurazione, a ricevere un cuore di luce. Contemplando il Signore, veniamo trasformati in quella stessa immagine (2Corinti 3,17-18). Contemplare, trasforma; tu diventi ciò che guardi con gli occhi del cuore. Pregare ci trasfigura in immagine del Signore. L'entusiasmo di Pietro ci fa capire che la fede per essere forte e viva, deve discendere da uno stupore, da un innamoramento, da un “che bello!” gridato a pieno cuore.
Perché io credo? Perché Dio è la cosa più bella che ho incontrato. E da lui acquisisco la bellezza del vivere. E' bello amare, abbracciare, avere amici, creare, seminare, perché la vita ha senso, va verso un esito buono, che comincia qui e scorre nell'eternità. Allora la Quaresima, più che a penitenza, ci chiama a conversione: a girarci verso la luce, come la natura si gira verso la primavera.


                                                              monte Tabor

mercoledì

II Domenica di Quaresima



Il Vangelo ci presenta la Trasfigurazione di Gesù.
Gesù salì su un alto monte. Lassù il suo volto brilla come il sole, le sue vesti come la luce.
Un vangelo di luce viene a ricordarci che ciascuno di noi nasconde un sole interiore. Un sole che va liberato perché splenda. Anche noi chiamati a  essere trasfigurati. 

Per destare l'attenzione su questo affascinante mistero, abbiamo pensato che, pur nel rigore della Quaresima, era importante realizzare un segno di luce. 
La composizione floreale è stata scelta di forma concava ed elaborata con ceri, rose e lisianthus bianchi, foglie di realia e rami di cornus.
Su una base formata da spugne, sistemate verticalmente, in una ciotola di diametro 26cm
(e tagliate in modo tale che la superino, in altezza, di almeno 10 -12 cm), sono disposti: i rami di cornus, i quali danno la forma all'insieme, quindi, i ceri, le foglie e i fiori.
Come braccia levate verso l'alto, i rami dicono invocazione e accoglienza , mentre i fiori e le luci richiamano la bellezza e lo splendore del Tabor.








domenica

Tempo di Quaresima


"La Quaresima è dunque il tempo di entrare in se stessi. È il periodo di una particolare intimità con Dio nel segreto del proprio cuore e della propria coscienza. In una tale intimità interiore con Dio si attua l’essenziale opera della Quaresima: opera della conversione.

      In un tale segreto interiore e nell’intimità con Dio stesso in tutta la verità del proprio cuore e della propria coscienza, risuonano parole come quelle del Salmo dell’odierna Liturgia: una tra le confessioni più profonde che l’uomo mai abbia fatto davanti al suo Dio: “Pietà di me, o Dio, secondo la tua misericordia; / nella tua grande bontà cancella il mio peccato. / Lavami da tutte le mie colpe, / mondami dal mio peccato. / Riconosco la mia colpa, / il mio peccato mi sta sempre dinanzi. / Contro di te, contro te solo ho peccato, / quello che è male al tuoi occhi, io l’ho fatto” (Sal 51, 1-6).

      Sono parole purificanti. Parole trasformanti. Esse trasformano l’uomo interiormente, e sono una testimonianza della trasformazione. Recitiamole spesso durante la Quaresima. E soprattutto cerchiamo di rinnovare questo spirito che le vivifica; quel soffio interiore che proprio a queste parole ha legato la forza di conversione. La Quaresima infatti è essenzialmente invito alla conversione. Le “opere di pietà” di cui parla il Vangelo aprono a ciò la strada. Compiamole per quanto è possibile. Ma, prima di tutto, adoperiamoci per un incontro interiore con Dio in tutta la nostra vita, in tutto ciò di cui essa è composta - e in vista di questa profondità di conversione a lui, che irradia dal Salmo penitenziale dell’odierna Liturgia."

San Giovanni Paolo II (1920-2005), papa

Omelia del Mercoledì delle ceneri, 16/02/1983








lunedì

Corso di Arte Floreale per la Liturgia. 2° incontro


Domenica 06 marzo 2016 alle ore 16.30 presso il convento di San Francesco in Altavilla Silentina ( Sa ), dei padri vocazionisti, il nostro responsabile incontrerà coloro che si occupano della fioritura delle nostre chiese. Il tema dell'incontro: Luoghi da fiorire . Realizzazione composizione sferica.
Coloro che desiderano partecipare della zona di Salerno, possono telefonare al 334.7979037.

sabato

Quaresima e fiori



Riteniamo opportuno ribadire qui, come in passato, la linea da tenere circa i fiori in chiesa nel tempo quaresimale.

Le norme liturgiche contenute nell' ”Ordinamento Generale del Messale Romano, al n. 305 dicono:
“Nel Tempo di Quaresima è proibito ornare l'altare con fiori. Fanno eccezione, tuttavia, la domenica Laetare (lV domenica di Quaresima), le solennità e le feste”.

La norma, secondo l'interpretazione comune, vieta l'uso dei fiori sull'altare, ma, oltre l'altare li permette. Quindi, ciascuno si sente autorizzato a fare come crede bene. Infatti, da decenni assistiamo ad usi ed abusi di fiori durante tutta la Quaresima; usanza che stride col  Tempo Liturgico, che propone alla comunità cristiana, un cammino di penitenza e di conversione come preparazione alla Pasqua. Il simbolo che maggiormente parla, al cuore del credente in questo percorso, è il deserto, con le sue asprezze, aridità, silenzio, solitudine, abbandono, pericoli; dove Gesù ha abitato, digiunato e pregato per quaranta giorni.
E' necessario lasciare qui la parola al deserto e non ai fiori. Cioè, è  importante tornare alle radici della tradizione antica, che ha coltivato, nella liturgia quaresimale, lo stile sobrio e austero, privo di fiori, per indicare e richiamare al popolo, anche visivamente, l'essenzialità della vita evangelica.
Una testimonianza convincente ci viene dalla tradizione monastica, la quale ha conservato, da sempre, lo stile sobrio e spoglio, che nasce da una   spiritualità ricca e profonda; linea pienamente condivisa da liturgisti, operatori pastorali e catechisti e che anche noi intendiamo seguire.

Ps. Troverete, a suo tempo, (sul blog), indicazioni floreali riguardanti la domenica Laetare (lVdomenica di Quaresima) e un piccolo segno di luce per la domenica della Trasfigurazione (II domenica di Quaresima).


giovedì

Quaresima 2016

Quaresima di Misericordia






“Ecco ora il tempo favorevole, ecco ora il giorno della salvezza” (2Corinti 6,2). L'Anno santo, indetto da Papa Francesco, ci viene dato in tutta la sua ricchezza di grazia e di Misericordia. Le Porte Sante della Chiesa, si sono aperte in tutto il mondo, a indicare, simbolicamente, la facoltà di accesso all'immenso dono di Dio, concesso a tutti noi.
Ora, è “il tempo favorevole...”  il tempo del ritorno. Dio aspetta il nostro incontro con Lui. Aspetta di incontrare me, di incontrare te; attende il ritorno dell'intera umanità, sconvolta da odi, guerre, genocidi e violenze fratricide, ad un traguardo di fratellanza e vera umanizzazione.
Tutti abbiamo bisogno di perdono perché abbiamo peccato; nessuno è senza colpa. Davanti a Dio ci sentiamo peccatori, bisognosi di misericordia; bisognosi di incontrare il suo sguardo di non giudizio e di non condanna, quello sguardo che, attraverso Gesù, lui solo sa dare ai suoi figli. Dio conosce bene il nostro “andare”; fatto di luci e di ombre, di slanci e smarrimenti, di infedeltà, ambiguità e contraddizioni. Lui conosce le nostre ferite, la fatica del quotidiano, la finitezza e la fragilità, che abitiamo.
Ma, siamo certi che, l'accoglienza della Misericordia del Padre, colmerà i nostri vuoti e, se lo vogliamo, accompagnerà i nostri passi di conversione sincera, così che, la nostra vita cristiana non sia fatta soltanto di apparenze, ma acquisti il suo vero senso, cioè, diventi autentica e quotidiana incarnazione del Vangelo di Gesù.
La nostra Quaresima assume il volto della misericordia, se noi compiamo opere di misericordia, e imitiamo il “Padre dei cieli, il quale fa levare il sole sui cattivi e sui buoni e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti” (Matteo 5,45). 





venerdì

Incontro formativo sulla Quaresima

Domenica 07 febbraio 2016 alle ore 16.30 presso il convento di San Francesco in Altavilla Silentina ( Sa ), dei padri vocazionisti, il nostro responsabile incontrerà coloro che si occupano della fioritura delle nostre chiese. Il tema dell'incontro: Quaresima di misericordia. Coloro che desiderano partecipare della zona di Salerno, possono telefonare al 334.7979037.

Corso di Arte Floreale per la Liturgia

Corso di Arte Floreale per la Liturgia
primo livello
dal 27 al 30 di Aprile 2016
sede del corso - Pie Discepole del Divin Maestro Roma via Portuense
Per iscrizioni telefonare al 06 - 65686122

lunedì

a cura dell' Equipe di Arte floreale per la liturgia


Vogliamo qui porre un quesito, una domanda, a quanti si occupano di composizioni floreali per la liturgia. Un interrogativo riguardante l'arte floreale, cioè: quando possiamo dire di avvicinarci all'arte, nei nostri elaborati compositivi? Quando, secondo noi, possiamo definirli: “artistici”?
Non è facile dare una risposta. Certo, non è sufficiente sistemare dei fiori in un contenitore, per dire che quella è opera d'arte!
Ci sono delle premesse che, chi si accinge a svolgere tale compito, non può ignorare, anzi, le deve richiamare alla memoria e tenere presenti, fin dal primo momento in cui sta ideando un progetto da realizzare e durante tutta la sua messa in atto.
Ecco, alcuni punti (da ricordare e) a cui mirare:
1. la composizione floreale deve parlare attraverso il linguaggio della bellezza.
Già i fiori in sé sono bellezza. La disposizione del bouquet ha il compito di
valorizzarli e di esaltarli, così che ogni fiore trovi il suo spazio e il posto giusto.
2. molta importanza va assegnata alla forma, la quale deve evidenziare armonia e proporzione ed insieme, essere segno e significato.
3. l'attenzione alla simbologia dei colori e al Tempo liturgico
Il significato, espresso attraverso il linguaggio delle forme e dei colori, assume un grande valore, in quanto è capace di produrre nell'osservatore un'esperienza estetica, cioè un'esperienza che tocca la sensibilità, l'intuizione e l'immaginazione, la quale cattura l'attenzione e produce emozioni e stati d'animo nuovi. La composizione, giudicata “bella”, nel momento in cui si offre alla nostra attenzione, manifesta un “di più”, che non sappiamo definire, ma da cui siamo coinvolti.
Entrare in un luogo sacro e scoprire una bella composizione floreale è sempre una gioia, è sempre qualcosa che fa bene allo spirito, risveglia l'anima e dà vita. Chi entra, quasi
d' istinto, come primo gesto, posa gli occhi sui fiori, per carpirne il silente linguaggio, denso di messaggi.
Pertanto, coloro che compiono il delicato compito di disporre i fiori in chiesa, non possono limitarsi a vaghe improvvisazioni, ma devono prepararsi, per regalare a chi partecipa alla liturgia, questa esperienza spirituale. Cioè, devono compiere personalmente un cammino di crescita e di maturazione artistica. Questo significa: approccio alla conoscenza dell'arte, costante esercizio pratico, conoscenza della liturgia, ascolto della Parola di Dio (certi che la composizione floreale per la liturgia deve nascere dalla Parola). Inoltre, va inclusa la voglia di cercare aiuto e competenze sia attraverso Corsi d'arte floreale, che si svolgono in varie parti d'Italia, come attraverso la consultazione di testi appropriati e siti internet, capaci di offrire materiali, spunti e orientamenti idonei, i quali sono stimolo alla creatività.
C'è chi ha doti innate e chi ha doti acquisite, grazie alla formazione e allo studio.

Con il dovuto impegno, tutti possiamo annunciare la salvezza attraverso il linguaggio della bellezza.

martedì

Il “Tempo Ordinario” nella liturgia

Ci pare opportuno fermarci, per una brevissima riflessione, sul tempo liturgico che in questo periodo la Chiesa ci propone e, precisamente, il Tempo Ordinario. Ai tempi “forti”(come l'Avvento e il Natale, la Quaresima e la Pasqua), fa seguito il Tempo, così detto, “Ordinario”. In realtà è il Tempo più lungo; la sua durata è di circa 34 settimane. Il Tempo ordinario ha inizio il lunedì dopo la festa del Battesimo del Signore e si protrae fino al martedì prima della Quaresima; riprende con il lunedì dopo Pentecoste e termina prima dei Primi Vespri della prima Domenica di Avvento. Non si tratta di un Tempo di “tono minore”, segnato dalla monotonia, ma semplicemente “diverso”, in quanto, la Comunità cristiana, sotto l'azione dello Spirito del Signore, impara, giorno dopo giorno, ad attuare nella vita ciò che ha contemplato e vissuto nella liturgia domenicale. Impara a vivere come è vissuto Gesù. Cioè, impara la sapienza del quotidiano e il senso della vita. La dimensione spirituale, non è riservata ai monaci, ma è una ricchezza interiore che appartiene indistintamente a tutti e va riconosciuta, coltivata e alimentata, perché possa dare i suoi frutti. Essa vive nel quotidiano, nella relazione con gli altri, si fa attenta all'umanità per alleggerirne il peso e la fatica del suo vivere. Abita dove dimora la vita e collabora alla vita. Impara a “stare”nella grande forza dell'Amore e a “starci come amante”.
Il colore liturgico che caratterizza il Tempo Ordinario è il verde. Pertanto, i fiori possono essere scelti nella gamma dei colori preferiti e disposti con fogliame verde. Oppure ci si può orientare verso una composizione di soli elementi vegetali verdi. Nel Tempo ordinario la composizione floreale sarà una sola, (fatta eccezione per le festività) disposta nel luogo che si ritiene più adatto: es. presso l'altare oppure presso l'ambone oppure presso il tabernacolo, (quando il tabernacolo è situato nel presbiterio). Questi sono gli orientamenti che ci vengono dalle Scuole di arte floreale per la liturgia, tenuto presente il significato dei fiori in chiesa: cioè, che i fiori rappresentano la creazione, davanti al Creatore, creazione che canta e ringrazia con noi nella liturgia, (per questo i fiori devono essere posti in modo ben visibile). I fiori non sono ornamenti da disporre in tutti gli angoli del luogo di culto o davanti ad ogni statua. Anche qui c'è una centralità nel rito a cui partecipa l'insieme della Chiesa, cioè il Corpo Mistico di Cristo, centralità che va evidenziata e segnalata anche simbolicamente con i fiori, lasciando un po' da parte i gusti e le devozioni personali. Seguono qui esempi di composizioni floreali adatte o questo periodo dell'anno liturgico. Si tratta di composizioni semplici, che non hanno bisogno di particolari spiegazioni, realizzate con fiori di stagione, coltivati nei nostri giardini, (le composizioni più “eleganti” e ed elaborate, vanno riservate per le grandi feste liturgiche). Sono queste idee che ciascuno può provare a realizzare nel proprio ambiente. Aspettiamo le foto. Un saluto cordiale a tutti suor Maria Giorgia Mana

mercoledì

L'equipe di Arte floreale per la Liturgia augura di cuore a voi tutti una Buona Epifania del Signore



e vi ivita ad inviare tramite messaggio alla pagina Facebook di Fioritura delle nostre Chiese le foto delle vostre icone floreali liturgiche realizzate per questa importante solennità

martedì

Epifania 2016


Fratelli, seguiamo i magi, lasciamo le nostre abitudini pagane. Andiamo! Facciamo un lungo viaggio per vedere Cristo. Se i magi non fossero partiti lontano dal loro paese, non avrebbero visto Cristo. Lasciamo anche noi gli interessi della terra. Finché sono restati nel loro paese, non vedevano nulla se non la stella; quando invece hanno lasciato la loro patria, hanno visto il Sole di giustizia (Mal 3,20). O meglio: se non avessero intrapreso generosamente il loro viaggio, non avrebbero nemmeno visto la stella. Anche noi alziamoci dunque e anche se a Gerusalemme tutti restano turbati, corriamo là dove si trova il Bambino...

« Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, e prostratisi lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono i loro doni ». Quale motivo li ha spinti a prostrarsi davanti a quel bambino? Nulla di particolare nella Vergine o nella casa; nessun oggetto in grado di colpire lo sguardo e di attirarli. Eppure, non contenti di prostrarsi, aprono i loro tesori, con doni che non si offrono se non a Dio - l'incenso e la mirra simboleggiano la divinità. Quale motivo li ha spinti ad agire in questo modo? Lo stesso motivo che li aveva decisi a lasciare la patria e a partire per quel lungo viaggio: è la stella, cioè la luce con la quale Dio aveva riempito il loro cuore e li conduceva poco a poco in una conoscenza più perfetta. Se questa luce non li avesse illuminati, come avrebbero potuto rendere tali omaggi mentre ciò che vedevano era così povero e umile? Non c'è grandezza materiale, ma soltanto un presepio, una stalla, una madre priva di tutto, perché tu possa vedere più chiaramente la sapienza dei magi, perché tu possa capire che essi sono venuti non verso un uomo, ma verso un Dio, loro benefattore.
San Giovanni Crisostomo